Nel Salone del Liceo Martino Filetico, sabato 18 novembre dalle ore 9.30, la cerimonia per l’assegnazione del Premio Cultura dedicato a don Giuseppe Morosini, il giovane sacerdote ferentinate, ucciso dai nazi-fascisti a Forte Bravetta nell’aprile del 1944, a seguito della condanna a morte per spionaggio e collaborazione con la Resistenza. Da diversi anni è stato istituito il premio cultura “Don Giuseppe Morosini” che si svolge in collaborazione con il Centro di Studi Don Morosini di Avellino, promosso dal professor Carmelo Testa. L’onorificenza è attribuita a personalità proposte dai Comitati di Ferentino e Avellino.

Il sindaco Antonio Pompeo: Una cerimonia sentita per rendere omaggio a don Giuseppe, affinché il ricordo del suo sacrificio, il suo coraggio e la sua fermezza siano per tutti d’esempio. Don Giuseppe Morosini seppe mantenere saldi i principi di uomo e sacerdote, andando verso il plotone d’esecuzione “forte del suo abito talare e della sua fede”, ucciso ancor giovane, sorretto dalle sue convinzioni: lo spirito di carità, l’altruismo, il senso del dovere.

Il presidente del Comitato, Primo Polletta: La memoria del sacrificio di don Giuseppe, dapprima tenuta a cura dell’Associazione dei Comitati Civici sezione di Ferentino, dal 1969 è sostenuta dal Comitato Onoranze Pubbliche a don Giuseppe Morosini su iniziativa di: mons. Cataldo Peruzzi, don Radaele Di Torrice, don Luigi Di Stefano, padre Edoardo Formato, prof. Mario De Sanctis, rag. Alberto Cedrone. Scopo del Comitato: – costituire un sodalizio espressamente intitolato a don Giuseppe Morosini, – essere l’espressione anche della Chiesa locale, della quale aveva fatto parte don Giuseppe, – diffondere la memoria di don Giuseppe, – curare le manifestazioni in onore del Martire nelle varie ricorrenze e specialmente nella ricorrenza annuale del 3 aprile, data del Martirio, – collaborare con le Istituzioni pubbliche per mantenere viva la fede negli ideali di don Giuseppe: la Patria, la Giustizia, la Libertà, la Fratellanza, la Solidarietà, la Fede intemerata.

Lineamenti di Storia. A Ferentino il 19 marzo del 1913 nacque Giuseppe Morosini, ultimogenito di una famiglia numerosa e timorata di Dio. Dopo una breve esperienza nel locale Seminario Diocesano, entrò nella Congregazione dei Missionari, fondati da S. Vincenzo de’ Paoli, con la finalità di soccorrere i poveri e i bisognosi. Il Sabato Santo del 1937 in S. Giovanni in Laterano (Roma). fEsercitò il ministero sacerdotale a Roma, a Piacenza e nel 1942 divenne cappellano militare nel 4° reggimento artiglieria Df alloggiato a Laurana. Dopo diversi missioni nei paesi dell’Abruzzo e della Sabina, rientra a Roma dove prestò la sua opera in Prati presso la scuola Pistelli, centro di raccolta dei ragazzi provenienti dalle zone sinistrate dalla guerra. Dopo l’8 settembre 1943 si impegna ancor di più nell’azione sociale e politica oltre che religiosa: dalI’ottobre cominciò ad assistere spiritualmente una banda di partigiani a Monte Mario. Tradito da un vigliacco, che si spacciò per amico e partigiano, don Morosini fu catturato dai nazisti il 4 gennaio 1944, rinchiuso a Regina Coeli nella cella 382 del 3° braccio politico tedesco e, dopo un processo-farsa, condannato a morte. Nonostante l’intervento della Santa Sede, che cercò di scongiurare l’esecuzione capitale, la sentenza venne eseguita nel Forte Bravetta di Roma il 3 aprile 1944. A don Giuseppe Morosini è stata concessa alla memoria la medaglia d’oro al valor militare di motu proprio. Alla figura di don Morosini è ispirato il film di Roberto Rossellini Roma Città Aperta con Aldo Fabrizi ed Anna Magnani e lo sceneggiato televisivo, curato per la TV statunitense, Scarlatto e nero con Gregory Peck.