CORSO OLIVARES(P.M.) RINVENUTA LA PIETRA IN MARMO Una scoperta inaspettata: Corso del Popolo, la strada principale di Sparanise è stato intitolato, per almeno due anni, ad Alfredo Olivares, un martire fascista. Nei giorni scorsi, infatti, è stata fatta una insolita scoperta: dietro alla lastra di marmo tolta dal muro dell’abitazione della famiglia Mesolella, durante i lavori di ricostruzione del palazzo in via Corso del Popolo n. 1 a Sparanise, si è scoperto che quella stessa lastra di marmo, sul lato opposto, porta la scritta “Corso Alfredo Olivares, Martire Fascista, anno XI” con sopra inciso il fascio littorio. La targa quindi ci ricorda che il corso sparanisano in epoca fascista è stato intitolato al ferroviere fascista sparanisano Alfredo Olivares e solo in seguito, con l’avvento dei comunisti, è diventato “Corso del Popolo”. Ma chi è Alfredo Olivares? Chi è quest’uomo del quale in paese è stata cancellata la memoria ? Nato a Sparanise, nell’allora provincia di Napoli, il 21 settembre 1902, è stato ferroviere fascista finché non è stato ucciso a Trieste da alcuni comunisti, a 29 anni in un agguato, il giorno di mercoledì 19 aprile del 1922, mentre tornava a casa. Dopo l’attentato il partito fascista lo seppellì a Firenze, nella cripta dei Martiri fascisti, dove si trova ancora oggi. Si legge nel libro di Claudia Cernigoi “Operazione foibe a Trieste” edizioni Kappa Vu che con il suo nome fu chiamata una squadra politica rionale che aveva sede in Via San Michele a Trieste ed era nota come “squadra Olivares” dal nome appunto di Alfredo Olivares morto durante gli scontri del 1921: sistemata all’interno dell’Ispettorato Speciale di Pubblica Sicurezza a Trieste ne facevano parte almeno 200 ausiliari. A Trieste, infatti, i Gruppi Rionali Fascisti (G.R.F.) avevano ciascuno un proprio fiduciario e un proprio comando GIL e FGC che quasi sempre era sito nella sede generale. La città era divisa in 10 settori municipali (8 siti in città e 2 comprendenti i paesi dell’altipiano) e i G.R.F. si localizzavano in “zone” che corrispondevano agli antichi rioni triestini e che vengono ricordati in un raro elenco. Nel 1935 per esempio i G.R.F. (e le rispettive Zone) risultano otto:

I. “Alfredo Olivares” (zona di San Vito e città vecchia), II. “Angelo Crena” (Rozzol), III. “Mario Trevisan” (San Giacomo), IV. “Gabriele Berutti” (San Sabba), V. “Quis Contra Nos?” (San Giovanni), VI. “Floriano Beuzzar” (Barcola), VII. “Aldo Ivancich” (Roiano),VIII. “Luigi Casciana” (Servola). Il ritrovamento della lastra di marmo intitolata ad Alfredo Olivares e che grazie al riuso non è andata persa, ci dà l’occasione di ricordare che sono 800 i Fascisti che tra il 1919 ed il 1932 furono trucidati o uccisi dagli antifascisti. Il primo martire fu Giovanni Berta, poi ci furono la strage del Teatro Diana, l’eccidio di Modena (8 giovani), l’eccidio di Sarzana (18 giovanissimi) e le uccisioni di Faenza, Treviso, Trieste, Ferrara, Brescia, Roma, Padova, Parma, Genova, Gallarate, Bologna, Firenze, Torino, Fiume, Milano… Monumenti e sacrari in memoria di martiri fascisti furono inaugurati a Roma (cimitero del Verano), a Milano (cimitero monumentale), a Piacenza, Minervino Murge, Dalmine, Firenze, Novi Ligure, Bologna, Monza, Lucca, Terni e in altri luoghi. In quegli stessi anni fu allestita anche una Mostra della Rivoluzione Fascista con una grande stele nera che riportava impresso il testo del giuramento fascista:”Nel nome di Dio e dell’Italia, giuro di seguire gli ordini del Duce e di servire con tutte le mie forze e se necessario col mio sangue, la causa della Rivoluzione Fascista”.