E’ stata pubblicata su Amazon la copia digitale e cartacea dell’opera “L’Antica Calvi, ossia Memorie Storiche intorno all’antichissima Città di Calvi” con note filologiche e mitologiche dell’abate Mattia Zona scritta nel 1790  e punto di riferimento per tutti gli appassionati di archeologia della città di Cales, le cui rovine si trovano oggi nei comuni di Calvi Risorta, Pignataro Maggiore, Giano Vetusto e Sparanise. Si tratta di una preziosa copia anastatica dell’abate Mattia Zona, grande studioso del Settecento curata e commentata dal preside caleno Paolo Mesolella, Presidente dell’Archeoclub Cales da 15 anni. La pubblicazione si avvale della collaborazione tecnica di Erminio Zona. Sul sito di Amazon, il colosso mondiale dell’editoria on demand, e’ possibile leggere gratuitamente il primo capitolo del libro, pubblicato dalla casa editrice IlMezzogiorno, 500 pagine. Il libro è  un’occasione per parlare di Cales, città definita da Silio Italico “Civitas Magna” , da Strabone “Urbs Egregia” e che vanta una fondazione che precede quella di Roma

L’Abate Mattia Zona, nato a Sparanise il 17 aprile 1753,  è stato professore di Lettere italiane, latino, retorica e scienze matematiche nel celebre seminario apostolico caleno, inaugurato dallo stesso papa Benedetto XI nel 1720.                                                                                                                                                                                                                             Oltre ad essere storico  fu autore di elegie e di epigrammi latini. L’umanista Antonio Caianello gli dedicò un’elegia, il prof. Nicola Marotta gli scrisse un elogio. Tra i suoi estimatori meritano di essere ricordati l’abate Mattia de Paoli, pastore arcade e socio di varie Accademie d’Italia ed il canonico della cattedrale di Capua  Cajanelli che lo elogiò in una bella elegia  latina.
Fu  precettore dei figli del Conte Sanniti  e del Barone Casto Zona. Fece parte dell’Accademia  napoletana Aletina  e della Reale Arcadia Sebezia col nome di Pandareo  Moludirio  e  si definiva sulla copertina delle sue opere “Accademico Reale”
Ma  la sua grandezza rimane soprattutto l’ amore per Calvi  e per i suoi sforzi di farla conoscere ad ogni costo.  Fu il primo caleno a parlarne diffusamente e  difese Calvi fino alla morte. Rimane insostituibile la sua ricostruzione della storia calena, delle magistrature e degli uomini illustri caleni, fatta attraverso lo studio ragionato delle lapidi  e delle iscrizioni. Nell’antica città di Calvi trova di tutto: dalle magistrature (Consolato, Auruspici, Collegio degli Augustali, Collegio degli Auguri) ai templi dedicati alla Dea Ebona, alla Dea Fortuna, a Giano, Mercurio, Augusto.  La città di Cales, spiega, è nata prima di Roma e lo ricorda un episodio di cui parla Virgilio nell’Eneide. Cales infatti prestò aiuto a Turno, re dei Rutuli, contro Enea e Latino, pertanto  era preesistente e più antica di Roma. Fu colonia, Municipio e Questura romana, abitata da  55  mila persone.  Aveva sei porte urbiche,  un fossato difensivo con tagliate a picco che a tratti raggiungevano i venti o i trenta metri e una cinta urbana poderosa e ampliata più volte .

A Calvi nacquero i Consoli Fufio Caio Gemino, Fufio Quinto Caleno, Vinicio Marco Seniore e Vinicio Marco Juniore che sposò Lavinia sorella dell’Imperatore Caligola e morì  avvelenato per mano di Messalina  per  aver rifiutato le sue attenzioni.                                                                                             Vi  nacquero  tribuni, poeti come Gneo Nevio e Sulpicia, indovini come Oleno Caleno e generali come Paolo Vinicio che comandò l’Armata romana sul Reno nel I sec. a. C.                                                                          A Cales,  oltre a monumenti straordinari come il Teatro, l’Anfiteatro, le  Terme, il Castellum Aquae, l’Arco di Trionfo e le insulae, c’erano templi dedicati ad Augusto, alla Dea Ebona, a Giunone, a Minerva,  a Mercurio, Giano, alla Dea Fortuna ed importanti magistrature come i Consoli, gli Augustali, i Censori, i Tribuni della plebe, i Decenviri, i Quatorviri, i Triunviri monetali, i sacerdoti, le sacerdotesse e gli auguri.                                                                                                   Cales  ebbe un proprio calendario, un proprio Senato, un proprio Collegio degli Augustali, una cassa monetale e dei Ludi caleni. Ebbe perfino  un porto al mare.                                                                                         Nello studio delle antichità, spiega l’abate Zona nel suo libro, due sono le chiavi di lettura da seguire: le storie e le iscrizioni. Le storie superstiti che raccontano i fatti come sono avvenuti e le iscrizioni che li autenticano e spesso li illustrano. In mancanza di storie, lo storico non ha che a disposizione le iscrizioni, i documenti materiali che l’abate Zona si è sforzato pedantemente di interpretare e almeno in questo, in questa sua ricerca di verità, non gli si può negare la grandezza.

Nel libro vengono ricordati i numerosi geografi, storici, poeti ed oratori che hanno parlato di Cales: Appiano, Ateneo, Catone, Cesare, Dionigi di Alicarnasso, Giovenale, Orazio, Plinio, Polibio, Strabone, Tacito, Tolomeo, Vallejo Patercolo, Valerio Massimo e Virgilio. Soprattutto viene ricordata la guerra di Cales contro Roma raccontata da Tito Livio nella sua “Ab urbe Condita”  e l’ amicizia del grande oratore Cicerone per la città e i caleni. In appendice anche rimandi alla Calvi borbonica e medievale con capitoli sul Casino Reale di Calvi, la cattedrale calena e la serie dei vescovi. Vengono fatte conoscere anche tante curiosità ed opere venute alla luce in quella che è considerata la capitale del popolo Ausone: come le statue di Artemide, della dea Pallade e della Vittoria alata rinvenute dal Novi nelle Terme Centrali. La statua di Afrodite che si lava i capelli  rinvenuta nelle stipi votive in località Ponte delle Monache.  La statua dell’imperatore Lucio Vero rinvenuta durante i lavori di scavo del Teatro. Le statue di Ercole Assiro e di Bacco rinvenuta dal Novi nel Vicus Palatius. Le statue di Aurellio Rufo, di Mercurio ed il filosofo Diogene  rinvenuti dal Novi, i Templi di  Giunone Lucina, della Dea Matuta, del Dio Giano, di Mercurio, di Augusto , di Bacco, il Palazzo Pretorio in località San Leo,  il Collegio dei Seviri Augustali, la Frateria annessa al tempio di Mercurio, il Collegio degli Auguri, il Collegio dei Decurioni Augustali annesso al tempio di Augusto.  A Calvi del resto, si veneravano numerose divinità: anche                                                                                             Apollo, Bacco, Ercole, Giano, Augusto, Marte, Mercurio, la Dea Bona, Diana, la Dea Fortuna, Giunone Lucina, la dea Matuta,  la Dea Minerva, compagna di Ercole e divinità tutelare di Cales.

La copia anastatica de “L’antica Cales” di Mattia Zona è il 12° volume della raccolta “Quaderni Storici della provincia di Caserta”, dieci dei quali portano la firma di Paolo Mesolella: “Testimonianze sul campo di concentramento tedesco di Sparanise”, “La fabbrica delle armi bianche a Sparanise”, “Il Demanio di Calvi, il casino e la cappella reale”, “La guerra addosso e gli eccidi casertani”, “Corrado Graziadei, la Resistenza e le lotte contadine”, “L’abate don Pietro Zani e l’enciclopedia delle Belle Arti”, “Padre Angelo Guttoriello e il racconto del Burundi” , “Il Capitano Antonio Iannotta, la Resistenza, il cinema”, “150 storie di Emigrazione”.