{"id":39,"date":"2018-12-06T16:52:31","date_gmt":"2018-12-06T15:52:31","guid":{"rendered":"https:\/\/comunicacity.net\/marcellina\/?post_type=turismo&#038;p=39"},"modified":"2018-12-06T16:53:50","modified_gmt":"2018-12-06T15:53:50","slug":"storia-del-comune","status":"publish","type":"turismo","link":"https:\/\/comunicacity.net\/marcellina\/turismo\/storia-del-comune\/","title":{"rendered":"Storia del Comune"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;abitato di Marcellina, situato sull&#8217;estremo lembo nord?occidentale della Campagna romana a 36 Km da Roma ed a 280 metri sul livello del mare, si distende alla base della bastionata calcarea &#8220;Monte Gennaro&#8221; (m. 1271), Monte Morra (m. 1036), che con i massicci montuosi pi\u00f9 alti di Monte Serrapopolo (m. 1180), Monte Pellecchia (m. 1368) e Monte Guardia costituiscono i Monti Lucretil\u00ec, sottogruppo meridionale dei Monti Sabini.<\/p>\n<p>Il territorio del gruppo del Monte Gennaro, che costituisce il versante sud?orientale dei Monti Lucretili, rappresenta un contesto ambientale di rilevante interesse storico?naturalistico. Esso, caratterizzato da un millenario uso del suolo, riveste da sempre un&#8217;importanza peculiare per le attivit\u00e0 umane. Le tracce di frequentazione pi\u00f9 antiche risalgono al Paleolitico medio (dai 100.000~80.000 ai 35.000 anni fa, periodo corrispondente alla fase iniziale dell&#8217;ultima glaciazione) e sono rappresentate da numerosi manufatti in pietra usati per la caccia.<br \/>\nTali testimonianze sono concentrate soprattutto al Pratone di Monte Gennaro, che doveva rappresentare un&#8217;area di caccia preferenziale per l&#8217;abile cacciatore raccoglitore neandrthaliano.<br \/>\nAltri manufatti sono stati raccolti anche a Prato Favale, a Campitello, a Valle Cavalera, a Monte Alucci, a Valle della Troscia, sul Pizzo di Monte Gennaro, sul Monte Pellecchia ed in collina nei pressi della stazione ferroviaria Marcellina? Palombara Sabina. Anche il Paleolitico superiore (dai 35.000 ai 10.000 anni fa, periodo corrispondente alla fase finale dell&#8217;ultima glaciazione) \u00e8 ben rappresentato al Patrone con numerosi reperti Litici. L&#8217;uomo neanderthaliano del periodo precedente scompare con la rapida diffusione del pi\u00f9 evoluto Homo sapiens sapiens. Con la fine dell&#8217;ultima glaciazione termina anche un tipo di sussistenza basata esclusivamente sulla caccia e sulla raccolta e si entra, con il Neolitico antico (dal VI al IV millenio a.C.), con Neolitico antico (dal VI al IV millenio a.C.), con l&#8217;Eneolitico (per tutto il III millennio) e con il Bronzo antico (tra il 2.300 e il 1.300 a.C.) in una fase della preistoria caratterizzata da un&#8217;economia agricolo\/pastorale. Occorre segnalare, a questo proposito, la fondamentale scoperta effettuata nel 1991 a &#8220;Le Caprine&#8221; di Guidonia di un insediamento pluristratificato (dalla fine del Paleolitico all&#8217;et\u00e0 del Bronzo recente) e di una necropol\u00ec a incinerazione del Bronzo finale.<br \/>\nTali scoperte pur non essendo topograf\u00edcamente pertinenti al territorio comunale di Marcellina rivestono notevole importanza ai fini della conoscenza del popolamento e della sequenza cronologico\/culturale dell&#8217;intera area geografica. Testimonianze dirette di tali periodi sono piuttosto rare nel territorio lucretile: a Poggio Moiano \u00e8 presente il Neolitico; a Roccagiovine sembrano attestati il Neolitico finale, l&#8217;Eneolitico e il Bronzo antico; a Percile il Bronzo antico.<br \/>\nLa tomba risalente ad una fase terminale del Bronzo antico, rinvenuta nel 1942 a Marcellina in loc. Vasoli contenente, oltre a resti umani e a vari oggetti ora dispersi, una alabarda, un&#8217;ascia piatta cuspidi litiche di freccia, indica, insieme ai rinvenimenti di Cantalupo Mandela e Colli S. Stefano (Tivoli) la presenza della cultura di Rinaldone. Di maggiore entit\u00e0 sono i reperti relativi alla successiva media et\u00e0 del Bronzo (dal 1700 al 1400 a.C.) che, nella sua fase avanzata (dal 1400 al 1300 a.C.) \u00e8 rappresentata dall&#8217;aspetto culturale Appenninico, diffuso in tutta l&#8217;Italia centrale e basato Sullo sfruttamento di risorse primarie quali la pastorizia e l&#8217;agricoltura, come dimostrano i ritrovamenti di Monteflavio, di Fosso del Cannetaccio e l&#8217;insediamento di Marcellina, venuto alla luce in loc. Fonte Manfrella in seguito ai lavori del metanodotto italo?algerino effettuati i nel 1983.<br \/>\nLa ceramica rinvenuta in questi siti consiste in frammenti di utensili in ceramica atti alla lavorazione di prodotti caseari (bollitoi, colatoi, fornelli). Il Bronzo recente (1.300?1.500 a.C.), che nell&#8217;area si caratterizzza con l&#8217;aspetto culturale subappenninico, nel territorio lucretile, non \u00e8 ancora stato individuato. Il Bronzo Finale (1150?900 a.C.) vede nella nostra regione l&#8217;affermarsi della cultura protovillanoviana alla quale appartengono le tombe ad incinerazione di Palombara Sabina, attribuite tra la fine dell&#8217;XI e gli inizi del X secolo a.C. Fenomeno peculiare del Bronzo finale \u00e8 l&#8217;occupazione dei siti d&#8217;altura, facilmente difendibili e gravitanti all&#8217;interno di aree che permettono un&#8217;economia pi\u00f9 complessa, ma comunque prioritariamente basata sull&#8217;allevamento, sulla pastorizia e su un tipo di agricoltura marginale. Gravitanti intorno al gruppo del Monte Gennaro si possono citare Monte S. Angelo in Arcese, Monte Calvo, Monte S. Martino e Monte Morra.<\/p>\n<p>L&#8217;abitato sul Monte Morra \u00e8 costituito da una triplice cinta di muri a secco e che danno luogo ad altrettanti pianori ove trovavano posto le capanne. I centri d&#8217;altura verranno progressivamente abbandonati tra il X e il IX sec. a.C. con il formarsi di centri proturbani di pianura, principalmente per effetto di una forma spontanea di unione di piccoli nuclei abitati (prima et\u00e0 del Ferro 900\/720 a.C.) che porter\u00e0 alla nascita della citt\u00e0.<br \/>\nUnico e splendido esempio di centro protostorico\/arcaico a noi vicino, conosciuto attraverso rinvenimenti archeologici e ricordato dalle fonti classiche \u00e8 Montecelio, tradizionalmente identificato con Corniculum.<br \/>\nErrate considerazioni, legate soprattutto alla fantasia di antiquari dell&#8217;800, che collocavano, in qualsiasi sito ove si rinvenissero mura di tipo poligonale o &#8220;megalitico&#8221;, citt\u00e0 ricordate dalla tradizione classica, sono alla base delle credenze popolari che vogliono nel sito di Monteverde, a seconda dei casi, la citt\u00e0 triangolare di Medullia o Regillum (questo anche a causa della successione delle opere di costruzione di tre ville di et\u00e0 romana all&#8217;interno di un conoide di deiezione); nel sito di Colle Cigliano l&#8217;antica Caenina e sul Colle di Turrita vari altri Centri urbani.<\/p>\n<p>Discorso a parte \u00e8 invece quello relativo al Colle di Castiglione e a Poggio Cesi ove, come per il territorio tiburtino, potrebbero ipotizzarsi strutture difensive ad uso delle popolazioni che, organizzate su nuova forma di insediamento sparso (vici e pagi) comune a tutta la Sabina potevano trovarvi rifugio durante le lotte contro Roma nel IV sec. a.C. Ancora una volta le esigenze agricole e pastorali portarono, presumibilmente in et\u00e0 alto o mediorepubblicana, a sistemare ampie zone terrazzate quali &#8216;Te Carboniere&#8221; e &#8220;Monte Matano Anche per queste imponenti opere di sistemazione delle pendici montane vi sono diverse ipotesi interpretative che non si ritiene utile riportare in questa breve sintesi storica.<\/p>\n<p>Con l&#8217;ordinamento augusteo la nostra area, appartenente alla Sabina storica, venne inserita nella Regio 1V Samnium et Sabina e si trov\u00f2, con molta probabilit\u00e0, in una fascia si &#8220;demarcazione&#8221;, sul limite, cio\u00e8, dei territori sabino e latino. Il popolamento, durante tutta l&#8217;et\u00e0 romana, si manifesta attraverso una rete di ville che per brevit\u00e0 possiamo definire rustico\/residenziali, con una economia di carattere inizialmente a carattere prevalentemente silvo\/pastorale.<br \/>\nSolo per citare i resti pi\u00f9 imponenti si ricordano: il complesso a terrazze di Monteverde (Catabbio), Colle Cigliano, Scocciasanti, la chiusa?cisterna della Scarpellata, Fonte S. Maria, Colle Malasticolo (Peschera), Casal Faccenna Casale Rosso, Via Monte Santo, Fonte Paolone, Preturella, Colle Pietro, Colle Ficoccio, Caolini, Colle della Colonnella, Colle e Casale di Vitriano, Scalzacane. All&#8217;intemo del paese ricordiamo l&#8217;importante villa di via della Libert\u00e0 (Sotto S. Maria) sulla quale sorse il Monastero di S. Maria in Monte Dominici; le Grotte dei Vici, grande cisterna (m. 40&#215;24) divisa in sei navate a loro volta suddivise in quattro serbatoi di 10 metri ognuno e che con tutta probabilit\u00e0 riforniva di acqua la villa appena menzionata; i resti in Doc. Lu Scoppu e Macchia Miccia. Esaminiamo un po&#8217; pi\u00f9 in dettaglio le caratteristiche degli insediamenti e lo sviluppo economico delle loro produzioni.<\/p>\n<p>Fin dal III sec. a.C. possiamo assistere a piccoli insediamenti rustici consistenti in limitati ambienii abitativi con cisterna per acqua, posti spesso su un terrazzamento. La produzione doveva essere pressoch\u00e8 riservata all&#8217;autoconsumo.<br \/>\nFino dal Il sec. a.C. \u00e8 presumibile che fossero prevalenti l&#8217;allevamento e lo sfruttamento del bosco. In et\u00e0 tardorepubblicana ed in particolare dopo la guerra ann\u00ecbalica (218?201 a.C.) siamo in presenza di un nuovo tipo di villa a base schiavistica la cui produzione era basata su colture pregiate destinate all&#8217;esportazione. Particolare importanza dovevano avere la vite e l&#8217;olivo.<br \/>\nSeguivano poi il grano e gli alberi da frutto. Nel Il e nel I sec. a.C. nacquero nuove ville e furono ampliate quelle esistenti. Per la successiva et\u00e0 imperiale non vi sono sostanziali differenze la produzione di olio sabino continu\u00f2 a costituire una quota importante per il mercato di Roma fino a raggiungere il massimo consumo in et\u00e0 Flavia, come pure il vino che inizi\u00f2 a declinare nelle esportazioni agli inizi del Il sec. d.C. Occorre ricordare, in questo periodo, alcune attivit\u00e0 economiche alternative all&#8217;agricoltura: fornaci di laterizi (a Marcellina e Palombara S.), produzione di legname per la carpenteria, produzione della calce, l&#8217;apertura di cave.<\/p>\n<p>In et\u00e0 tardo antica si pu\u00f2 ipotizzare, come per tutte le altre zone,la nascita del latifondo con una conseguente rarefazione delle ville, riduzione delle colture pregiate con aumento dei terreni a pascolo e seminativo. Nel IV secolo d.C. si registra l&#8217;apparire delle Il massae&#8221; che raggrupperanno pi\u00f9 &#8220;fundi&#8221;.<br \/>\nLe terre messe a coltura si riducono ancora di pi\u00f9 a vantaggio dei pascoli e dei boschi. Le &#8220;rnassae&#8221; comunque continuarono a rappresentare centri di produzione intensiva. La situazione cambi\u00f2 radicalmente intorno al X?XI secolo quando la popolazione si ritir\u00f2 all&#8217;intemo di villaggi fortificati. Questo fenomeno, definito &#8220;incastellamento&#8221;, provoc\u00f2 una profonda trasformazione dell&#8217;organizzazione socio?economica precedente e si manifest\u00f2 con la fondazione di &#8220;castra&#8221; sorti quasi ovunque, il pi\u00f9 possibile, sulle alture.<br \/>\nTale fatto sembra ricreare l&#8217;aspetto dell&#8217;habitat preromano. Il nostro territorio \u00e8 interessato in modo massiccio da questo fenomeno basato su un tipo di economia prevalentemente chiusa e da un incastellamento spontaneo.<br \/>\nE&#8217; tuttavia possibile riportare le varie fondazioni castrali a due principali caratteri: quello laico e quello ecclesiastico, cosa che, come nel caso del Casale di Torrita pose i primi in contrasto con il potere della Chiesa. Tra i &#8220;castra&#8221; menzioniamo il Castrum Marcellini, oggi quasi completamente distrutto, il gi\u00e0 ricordato Casale Torrita, il Castrum Montis Viridis (erroneamente chiamato e riportato sulle carte topografiche come &#8220;Marcellina Vecchia&#8221;) ed il Castrum Saracineschi, per non citare gli altri innumerevoli insediamenti limitrofi. Il primo riferimento storico relativo a Torrita \u00e8 costituito da un documento del 1030 della diocesi di Tivoli, in cui \u00e8 citato &#8220;il Castello chiamato Turrita&#8221;, i cui ruderi si trovano nella stessa localit\u00e0 a circa 2,5 Km. a S?O dell&#8217;abitato di Marcellina.<br \/>\nNulla si sa sull&#8217;origine e sulle vicende del Castello fino al sec. XIII; nella seconda met\u00e0 del 1200 era di propriet\u00e0 di un certo Lorenzo di Rinaldo di Tivoli, successivamente pass\u00f2 al Monastero di S. Paolo fuori le Mura ed alla casata degli Orsini.<br \/>\nIn localit\u00e0 Collevecchio, a N?O dell&#8217;attuale abitato, sorse un altro villaggio, il Castrum Marcellini, del quale oramai sono rimasti solo pochi ruderi consistenti in una fatiscente e bassa cinta muraria e scarsi resti, a livello del terreno, della torre.<br \/>\nLa prima citazione di tale insediamento \u00e8 contenuta in una bolla del 1153 di papa Anastasio IV, dalla quale risulta anche il nome del signore del feudo, Gregorio de Marcelliniis. Della nobile casata romana dei Marcellini, che furono per almeno tre secoli feudatari della zona, il Comune ha conservato non solo il nome, ma anche lo stemma con le sei rose d&#8217;argento in campo azzurro e l&#8217;aquila bicipite. La nascita dell&#8217;attuale Marcellina va* ricollegata direttamente al Monastero di S. Maria in Monte Dominici ed indirettamente alla distruzione del Castrum.<br \/>\nSecondo la tradizione, infatti, il Castrum Marcellini fu distrutto dalle milizie dei monaci di S. Paolo fuori le Mura, che vennero a contesa con i de Marcellinis.<br \/>\nQuesto fatto \u00e8 generalmente reputato importante in quanto potrebbe aver determinato lo spostamento di un notevole numero di persone dall&#8217;antico villaggio alle adiacenze del Monastero di S. Maria in Monte Dominici, e costruire o pi\u00f9 verosimilmente infoltire il nucleo abitato circostante ad esso. E&#8217; verosimile, infatti, che data l&#8217;importante posizione topografica dell&#8217;Abbazia di S. Maria e la sua continuit\u00e0 storica con il tessuto economico di et\u00e0 romana, come si vedr\u00e0 in seguito, essa costitu\u00ec sempre un forte polo di gravitazione.<br \/>\nQuando per la prima volta compare nella documentazione, il Monastero di S. Maria in Monte Dominici possiede gi\u00e0 un rilevante complesso di beni e dipendenze, costituito da un patrimonio fondiario ad esso contiguo e da 14 chiese dislocate lungo un tracciato che dal territorio di Marcellina saliva a S. Polo e proseguiva sul versante meridionale del massiccio dei Lucretili fino al Poggio dei Ronci. Il documento che ce ne informa \u00e8 la bolla di papa Anastasio IV del 1153?54 in cui si confermavano appunto tutti questi beni, nonch\u00e8 lo stato giuridico del monastero.<br \/>\nEra il momento in cui il passo di S. Polo, che consentiva le comunicazioni tra la Sabina e la valle dell&#8217;Aniene evitando Tivoli, era oggetto di contese politiche. Esso era stato controllato nell&#8217;XI secolo dalla potente famiglia aristocratica dei Crescenzi di Sabina; poi il papa Gregorio VII (1073\/1085) lo aveva trasferito, insieme con altri centri importanti della valle dell&#8217;Aniene, all&#8217;abbazia di S. Paolo fuori le mura. Prima del 1139 i Tiburtini lo avevano conquistato, ma poco dopo, vinti in guerra dai Romani, e costretti a giurare fedelt\u00e0 al Papato, avevano dovuto riconoscere i diritti eminenti di questo sulle loro conquiste, compresa S. Polo.<br \/>\nL&#8217;intervento papale per S. Maria, posteriore di circa 10 anni, dovette far parte delle misure destinate a sistemare il delicato settore strategico conformemente agli interessi della Chiesa romana. Il pericolo pi\u00f9 grave non venina ormai da Tivoli ? ed anzi Anastasio IV riconobbe i diritti ordinari di quel vescovo sul monastero ma piuttosto dai vicini signori di Palombara, Montecelio e Marcellina, discendenti dai Crescenzi e tuttora interessati a controllare il valico di S. Polo.<br \/>\nContro di loro infatti il papa stabiliva garanzie e sanzionava immunit\u00e0. Il sito dove sorgeva il monastero controllava bene le strade che venivano da Palombara e da Montecelio, proprio dove si diramavano in direzione di Tivoli e di S. Polo. Esso costituiva perci\u00f2 la chiave dell&#8217;accesso alla montagna.<br \/>\nPer\u00f2 non vi si era ancora formato un abitato aggregato: il castello di Marcellina si trovava, allora pi\u00f9 a nord.<br \/>\nUn insediamento era facilitato e predisposto dagli imponenti resti di una villa romana, che offrivano tra l&#8217;altro abbondante materiale da costruzione gi\u00e0 lavorato. In mancanza di adeguati sondaggi archeologici, non sappiamo se tra quelle rovine una chiesa fosse stata gi\u00e0 impiantata da tempo, secondo una pratica frequente nella regione.<br \/>\nSi pu\u00f2 dire soltanto che la tessitura rnuraria e numerosi dettagli architettonici riscontrabili nella chiesa attuale documentario pi\u00f9 fasi costruttive, che peraltro sembrano comprese fra la met\u00e0 del XII e gli inizi del XIII secolo.<br \/>\nA quest&#8217;ultimo traguardo la chiesa aveva certamente assunto l&#8217;aspetto ancor oggi riconoscibile nonostante le trasformazioni posteriori: a nave unica separata dal coro per mezzo di un arco trionfale, con un campanile in laterizio che affiancava l&#8217;ingresso.<br \/>\nPertanto, se anche un insediamento ecclesiastico preesistette, esso dovette essere decisamente ristrutturato verso la met\u00e0 del XII secolo.<br \/>\nProprio in relazione con l&#8217;incremento di importanza di cui \u00e8 testimone la bolla papale; ma non \u00e8 impossibile che chiesa e monastero fossero fondati proprio allora, su terra, e forse per iniziativa del vescovo di Tivoli.<br \/>\nLa chiesa doveva essere affiancata da altri edifici, di cui le costruzioni posteriori hanno cancellato le tracce. L&#8217;importanza attribuita dal papato al settore provoc\u00f2 presto un mutamento della condizione giuridica del monastero. Nella seconda met\u00e0 del XII secolo esso fu sottratto al vescovato di Tivoli ed attribuito all&#8217;abbazia romana di S.Paolo fuori le mura che andava allora ricostituendo il suo dominio alle falde del monte Morra. Nel 1203 il Papa Innocenzo III, grande restauratore del dominio temporale del papato conferm\u00f2 la dipendenza di S. Maria all&#8217;abbazia romana, che la tenne fino al 1391, quando per disposizione del papa Bonifacio IX essa fu ceduta alla signoria degli Orsini, che controllavano allora grandissima parte dei territori circostanti. In corrispondenza col passaggio alle dipendenze da S. Paolo, la chiesa di S. Maria ricevette una grande decorazione a fresco che, restaurata nel 1977 dalla Soprintendenza ai Beni Storici e Artistici di Roma e del Lazio, costituisce un importante documento della storia della pittura medievale.<br \/>\nEssa testimonia la perdurante importanza del monastero, il cui prestigio l&#8217;Abbazia egemone volle rialzare, arricchendone il decoro. Sulle pareti sono conservati affreschi attribuibili a due diverse fasi decorative: la prima, corrispondente agli &#8220;sguanci&#8221; delle primiitive finestre risale al sec. XI la seconda, recentemente attribuita all&#8217;innesto di una scuola marcatamente bizantina su una componente romana, nella quale \u00e8 riconoscibile una tradizione pittorica sabina \u00e8 databile al terzo o quarto decennio del XIII sec.<br \/>\nIl ciclo pittorico descrive scene dell&#8217;Antico e del Nuovo Testamento. Nell&#8217;arco trionfale vi \u00e8 il Cristo con angeli adoranti e profeti e la Cacciata degli angeli ribelli. Sopra l&#8217;altare fa spicco una icona della Madonna con Bambino collocabile nell&#8217;ambito della pittura romana del XII sec. 1 possessi di S. Maria conservarono importanza ed unit\u00e0, consolidandosi fino a divenire, come \u00abtenimentum\u00bb, una delle partizioni territoriali e giurisdizionali della zona, alla pari con altri territori gi\u00e0 dipendenti da antichi castelli ridotti in decadenza, come quelli di Marcellina e Torrita.<\/p>\n<p>Alla fase finale del Medio Evo si devono probabilmente attribuire trasformazioni d&#8217;impianto che testimoniano un mutamento nell&#8217;uso del complesso, anche se non se ne sono ancora accertati i termini. Alla facciata della chiesa fu addossato un palazzo, destinato probabilmente a residenza degli ecclesiastici, costruito con bellissimi conci di risulta tratti dalle rovine della villa romana.<br \/>\nTutta la topografia locale venne alterata, giacch\u00e8 risult\u00f2 mutato l&#8217;accesso alla chiesa che tuttavia non perse d&#8217;importanza. Nel XV secolo essa fu rimaneggiata ed abbellita con l&#8217;apertura nelle pareti laterali, di due nicchioni decorati con grandi affreschi, probabilmente destinati ad ospitare due altari. Grazie a questa permanenza, la chiesa di S. Maria in Monte Dominico costitu\u00ec un polo di gravitazione dell&#8217;insediamento circostante, che ebbe vicende assai complesse, come testimoniano i molti villaggi abbandonati dei dintorni e pu\u00f2 essere considerata come gi\u00e0 detto, \u00ecl nucleo generatore dell&#8217;attuale Marcellina.<br \/>\nIl feudo di Marcellina rimase alla famiglia Marcellini fino alla vigilia del XV secolo; pass\u00f2 poi agli Orsini che nel 1558 lo vendettero alla famiglia Cesi. Nel 1558 fu la volta della famiglia Cesi. Sotto di essa Marcellina cess\u00f2 di essere un nucleo indipendente e venne a trovarsi in secondo ordine rispetto a S. Polo. Mantenne per\u00f2 l&#8217;integrit\u00e0 del suo territorio diviso nei quattro Quarti di Corso Canale, Monteverde, Caolini, Turrita. Da ultimo tutta la vasta plaga pass\u00f2 ai principi Borghese (1678)., Questi per\u00f2 non esercitarono mai una vera giurisdizione. I tempi erano ormai cambiati: dal 1700 nuove norme dovevano regolare l&#8217;amministrazione e il governo dei piccoli comuni degli stati Pontifici e nel 1816 Pio VII avrebbe abolito la giurisdizione e gli statuti locali. I Borghese non esercitarono i diritti dei privati proprietari di terre.<\/p>\n<p>Nel 1827 Marcellina fu iscritta come frazione di S. Polo dei Cavalieri e insieme a questo centro pass\u00f2 a far parte del \u00abGoverno\u00bb di Tivoli, quando venne creata la Nuova Comarca di Roma con i suoi 12 . Solo il 15 luglio 1909 il paese ritrover\u00e0 la sua piena indipendenza con l&#8217;erezione in comune autonomo.<br \/>\nDa allora esso avr\u00e0 come stemma quello stesso che era stato lo stemma della famiglia dei Marcellini, il quale resta a segnare il legame dell&#8217;attuale Marcellina con il suo passato e con la sua storia. Nella considerazione di opere sacre ci spostiamo all&#8217;era recente.<\/p>\n<p>Merita attenzione il campanile della chiesa di Cristo Re. Il campanile iniziato nel 1972 ed inaugurato il 1 giugno 1980, \u00e8 stato realizzato grazie alla volont\u00e0 ed interessamento del prof. Domenico Giubilei, primario chirurgo dell&#8217;Ospedale di Tivoli, su progetto dell&#8217;Ing. Lelio Valeriani Il campanile \u00e8 in cemento armato con superficie lisciata a vista, perfettamente liscia: la tamponatura \u00e8 stata ideata in masselli di travertino lavorato a faccia dalla maestranza romana Giuseppe Battaglia con metodo particolare ad asole verticali nei quattro lati, onde realizzare il risultato finale della leggerezza del tutto.<br \/>\nLa parte terminale del campanile \u00e8 formata da una cupola, con una croce alta 2 metri in acciaio ed assemblato a pi\u00e9 d&#8217;opera: gli interpiani strutturali terminano con una punta in rame, la cui cella sottobase \u00abcella campanaria\u00bb \u00e8 modellata in quattro \u00abM\u00bb gigantesche,, una per ogni lato, inneggianti al nome della Vergine.<br \/>\nNella cella campanaria sono sistemate quattro campane, di cui tre fabbricate dalla ditta Marinelli della Pontificia Fonderia di Agnone (Isernia) ed offerte da generosi benefattori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40\" src=\"https:\/\/comunicacity.net\/marcellina\/wp-content\/uploads\/sites\/162\/2018\/12\/CampanileAbbazia.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"430\" srcset=\"https:\/\/comunicacity.net\/marcellina\/wp-content\/uploads\/sites\/162\/2018\/12\/CampanileAbbazia.jpg 500w, https:\/\/comunicacity.net\/marcellina\/wp-content\/uploads\/sites\/162\/2018\/12\/CampanileAbbazia-300x258.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><br \/>\nStoria (aggiornato il 06\/10\/2003) Nel territorio di Marcellina sono presenti numerose testimonianze archeologiche, ma i vari ruderi sono in condizioni tali da offrire elementi per una identificazione solo approssimativa delle costruzioni e dei manufatti.<br \/>\nTra i resti di epoca romana da segnalare un grande complesso di ville a terrazze.<br \/>\nVerso il 1.000 si verific\u00f2 il cosiddetto fenomeno dell&#8217;incastellamento che provoc\u00f2 una radicale trasformazione socioeconomica . Sorsero numerosi &#8220;castra&#8221; sulle alture; le varie fondazioni castrali devono essere ricondotte a due principali caratteri: quello laico e quello ecclesiastico, circostanza questa che port\u00f2 contrasti tra i 2 poteri. Le muraccia (Castrum Montis Viridis) Tra i castra ricordiamo il Castrum Marcellini (&#8220;Castelluccio&#8221;) oggi quasi completamente distrutto (localit\u00e0 Monteverde), il Castrum di Torrita (ruderi 2 km. S-O), il Castrum Monti Viridis ed il Castrum Saracinischi ( &#8220;Castellaccio&#8221; ) per non ricordare altri innumerevoli insediamenti nei territori limitrofi.<\/p>\n<p>E&#8217; proprio dell&#8217;undicesimo secolo la prima fase decorativa del monastero di S. Maria in Monte Dominico che, sorto su antiche strutture di una villa romana dei primi secoli d.C., raggiunse il suo massimo potere nel secolo XII, quando appunto con la Bolla Pontificia di Anastasio IV del 1153,gli vengono confermati un complesso di beni e di dipendenze, costituito da un patrimonio fondiario e da 14 chiese dislocate lungo un tracciato che da Marcellina saliva a S. Polo dei Cavalieri e proseguiva sul versante meridionale del massiccio dei Lucretili fino al Poggio dei Ronci.<\/p>\n<p>Turrita La posizione geografica di Marcellina le attribuiva un particolare valore strategico sulle strade che da Montecelio e Palombara si diramavano in direzione di Tivoli e S. Polo. Sulle pareti della Chiesa di S. Maria sono conservati affreschi attribuibili a due diverse fasi decorative: la prima corrispondente agli strombi delle finestrelle risale al secolo XI, la seconda attribuibile alla corrente antica bizantina della scuola romana \u00e8 databile alla prima met\u00e0 del XIII secolo. Sopra l&#8217;altare fa spicco una icona della Madonna con Bambino da alcuni ritenuta di stile prettamente romano e non bizantino. Ricorda per gli ornamenti della tunica e per gli altri elementi la Madonna di Teodato a S. Maria Antiqua, la Madonna dei Mosaici di Giovanni VII ora S.Marco di Firenze e la Madonna di S. Maria in Trastevere, da alcuni ritenuta di un secolo pi\u00f9 tarda.<\/p>\n<p>Il campanile romanico in laterizi \u00e8 diviso da architravi con bifore e trifore in ordini sovrapposti, separati da una cornice di mattoni ricorrenti sulle quattro facce, disposti a dente di sega. Marcellina probabilmente ha derivato il suo nome dal Castrum Marcellini, possedimento di un tal Gregorio de Marcellinnis. Secondo la tradizione il Castrum Marcellinis fu distrutto dalle milizie dei monaci di S.Paolo fuori le mura che vennero a contesa con i de Marcellinis. CampanileS.M. Monte Dominici Questo fatto \u00e8 reputato generalmente importante in quanto potrebbe aver determinato lo spostamento di un grosso numero di persone dall&#8217;antico Castrum alle adiacenze del monastero di S. Maria e costituire cos\u00ec il primo nucleo di persone che formarono il nucleo attuale di Marcellina o contribuire al suo infoltimento.<\/p>\n<p>Questa comunit\u00e0 continu\u00f2 a risiedervi ininterrottamente come nucleo indipendente fino al 1558. Da qui certo sta il fatto che il dominio feudale sul territorio del castello distrutto torn\u00f2 agli antichi signori. I Marcellini tennero il loro dominio fino al secolo XV .<br \/>\nIl feudo fu poi ceduto agli Orsini, proprietari di molti territori circostanti, quando i monaci di S.Paolo misero sotto la protezione di questa famiglia la Chiesa di S.Maria. Il fatto diviene esecutivo nel 1429 con la cessione da parte dei monaci di ogni loro diritto su questi feudi grandi.<\/p>\n<p>Nel 1558 fu la volta della famiglia del Cardinale Cesi; sotto di essa Marcellina cess\u00f2 di essere un nucleo indipendente e venne a trovarsi in secondo ordine rispetto a S.Polo; mantenne per\u00f2 l&#8217;integrit\u00e0 del suo territorio divisa nei quattro Quarti di Corso (Canale), Monteverde, Caolini e Turrita.<\/p>\n<p>Da ultimo tutta la vasta area pass\u00f2 ai Principi Borghese; questi per\u00f2 non esercitarono mai una vera giurisdizione; i tempi erano ormai cambiati: dal 1700 nuove norme dovevano regolare l&#8217;amministrazione ed il governo dei piccoli comuni degli Stati pontifici; nel 1816 Pio VII avrebbe abolito la giurisdizione e gli statuti locali; i Borghese non esercitarono i diritti dei privati proprietari di terre.<\/p>\n<p>Nel 1827 Marcellina fu iscritta come frazione di S.Polo dei Cavalieri e insieme a questo centro pass\u00f2 a far parte del &#8220;Governo&#8221; di Tivoli, quando venne creata la Nuova Comarca di Roma con i suoi 12 &#8220;Governi&#8221;.<\/p>\n<p>Solo il 15 luglio 1909 il paese ritrover\u00e0 la sua piena indipendenza con l&#8217;erezione in Comune autonomo: da allora esso avr\u00e0 come stemma quello stesso che era stato lo stemma della famiglia dei Marcellini, il quale resta a segnare il legame dell&#8217;attuale Marcellina con il suo passato e la sua storia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;abitato di Marcellina, situato sull&#8217;estremo lembo nord?occidentale della Campagna romana a 36 Km da Roma ed a 280 metri sul livello del mare, si distende alla base della bastionata calcarea [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"featured_media":41,"parent":0,"menu_order":0,"template":"","meta":[],"plugin_turismo":[],"class_list":["post-39","turismo","type-turismo","status-publish","has-post-thumbnail","hentry"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.4 - 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