{"id":1052,"date":"2016-07-15T10:25:03","date_gmt":"2016-07-15T08:25:03","guid":{"rendered":"https:\/\/comunicacity.net\/rocca-d-evandro\/?post_type=turismo&#038;p=1052"},"modified":"2016-07-15T10:25:03","modified_gmt":"2016-07-15T08:25:03","slug":"francesco-cedronio","status":"publish","type":"turismo","link":"https:\/\/comunicacity.net\/rocca-d-evandro\/turismo\/storia\/francesco-cedronio\/","title":{"rendered":"Francesco Cedronio"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Pochi Ricordi Storici sopra ROCCA D\u2019EVANDRO e suoi villaggi riuniti CAMINO E CUCURUZZO<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Pel Marchese FRANCESCO CEDRONIO<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>(Cassino &#8211; Tip. e Cartoleria Ciolfi, 1879 &#8211; Ristampa anastatica a cura del Comune di Rocca d&#8217;Evandro, 1999 &#8211; Tipolitografia Pontone, Cassino)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019amore che ho sempre nutrito, e nutro nell\u2019animo verso il paese di Rocca d\u2019Evandro, al quale tanti ricordi di mia famiglia son collegati, mi spinge a scrivere queste memorie, tendenti a somministrar lumi e notizie sulla sua origine, e sulle vicissitudini cui ha in diverse epoche soggiaciuto, corrigendo nel contempo tradizioni mal fondate ed erronee.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scevro di qualunque pretensione di essere scrittore, e di qualunque merito letterario non posso ambir lode alcuna n\u00e9 per concetto, n\u00e9 per cognizione, n\u00e9 per stile, e sar\u00e0 solo soddisfatto il mio animo se, dedicando questo piccolo lavoro alla cittadinanza di essa Rocca, e precipuamente alla parte culta di essa, mi sar\u00e0 dato riscuoterne compatimento, e benevole accettazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>INTRODUZIONE<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella ben nota Valle del Garigliano che si estende dalle sorgenti del Liri, sino al mare, in prossimit\u00e0 del confluente del Liri col Gari, d\u2019onde il fiume riunito prende nome Garigliano, e su di amena collinetta posta presso la sua sinistra sponda veggonsi gli avanzi di un antico paesetto nomato Vantra, o Bantra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal lato medesimo andando verso levante, ed a distanza di circa miglio uno e mezzo, vedesi il paese tuttora abitato denominato Rocca d\u2019Evandro ed in antichi tempi anche Rocca di Vantra, o di Bantra. Quando entrambi i paesi erano abitati, il fiume Pecce formava limite dei rispettivi tenimenti, e della rispettiva giurisdizione feudale. Rimasta deserta la terra di Vantra al piano, l\u2019istesso fiume Pecce divideva il feudo abitato della Rocca da quello disabitato Vantra, il primo soggetto pel temporale ora a Montecassino, ora ad altri Baroni, ed il secondo sempre a Montecassino, ed entrambi poi facienti parte per lo spirituale della diocesi Cassinese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019abolizione della feudalit\u00e0, il tenimento del feudo morto Vantra, che dalla Pecce si estende sino al fosso del Pisciarello e Vallelima fu aggregato a quello della Rocca, cui, aggiunto i tenimenti di Camino e Cucuruzzo come Villaggi riuniti, i quali anticamente formavano Universit\u00e0 separate, si \u00e8 costituito un tenimento di ben miglia dieciotto di circuito circa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I suoi limiti sono il fiume Garigliano a mezzogiorno, il fiume Rapido, il fosso Pisciarello e Vallelima a ponente, che divide dal tenimento di Cassino e San Vittore; il Moscuso ed i Demani di Mignano e Caspoli a settentrione; quelli di Galluccio e di San Carlo ad oriente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una tradizione comunemente accreditata porta a credere che Vantra al piano fosse stata distrutta dai Saraceni, e che gli avanzi della popolazione avessero formato la Rocca d\u2019Evandro. Una simile tradizione sembrami erronea, e smentita dai fatti istorici; e solo resta a credersi che, andandosi a disabitare Vantra, la pi\u00f9 parte dei suoi abitatori si fossero ritirati nella vicina Rocca, e parte forse in tenimento di Galluccio, ove vedesi un piccolo casale detto i Vantresi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 premesso, passeremo ad esaminare i fatti guidati dall\u2019istoria dell\u2019Egregio P. Abate Don Luigi Tosti sulla Badia di Montecassino, e da notizie risultanti da documenti che si conservano in archivio di famiglia, e da quelle cortesemente avute dall\u2019Archivio Cassinese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>VANTRA<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019anno 744 dell\u2019era cristiano Gisulfo Duca di Benevento don\u00f2 immense possessioni alla Badia Cassinese, nell\u2019ambito delle quali \u00e8 il sito detto Vantra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 dubbio se all\u2019epoca di detta donazione il paesetto Vantra esisteva, o surse dopo; ma io sono mosso a credere che esisteva, dapoich\u00e8 nell\u2019istoria del Tosti non \u00e8 nominato tra quelli surti per benigna filantropica opera dei Monaci, come S. Ambrogio, S. Apollinare, S. Angelo, ed altri. \u00c8 noto che queste contrade erano rimaste deserte dopo la caduta della civilt\u00e0 Romana, e che, se veggonsi oggi popolose \u00e8 merito di Montecassino che, raccogliendo coloni intorno alle chiese, form\u00f2 delle colonie le quali col decorrere degli anni divennero Paesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La terra di Vantra era fortificata, cinta di muri e torri quadrate con in mezzo delle fosse per conservar cereali, come attestano i suoi avanzi. Le opere per\u00f2 sono dei bassi tempi, n\u00e9 nelle sue vicinanze si scorge vestiglio alcuno di opere appartenenti ai tempi della Romana grandezza. Soltanto qualche scheletro si \u00e8 rinvenuto nelle vicinanze con accanto la solita lucerna, un pignattino con carboni, ed una moneta di Romano Imperatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritenuto che Vantra era compresa nei beni donati a Montecassino da Gisulfo, pare che i monaci ne dovettero perdere il possesso per qualche tempo, pioch\u00e8 nel 1057 Landolfo Principe di Capua gliene faceva donazione, confermata nel 1108 dal Conte di Teano. \u00c8 da osservarsi per\u00f2 che Vantra era dei monaci nel 1066 perch\u00e9 il suo nome \u00e8 inciso sulle porte di bronzo della Chiesa di Montecassino fatte in quell\u2019epoca. Queste alternative di perdite e ricupero di possesso dovettero dipendere dalle piccole guerre, dalle incursioni e depredazioni che i Baroni vicini operavano l\u2019uno contra dell\u2019altro, e quindi non \u00e8 a maravigliarsene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tanto Leone Ostiense nel libro 2\u00b0 Capo 15, quanto Vittore 2\u00b0 in una sua bolla distinguono due Vantra, una cio\u00e8 Comitalis e l\u2019altra Monacarum per additare che una, cio\u00e8 Rocca di Vantra , si apparteneva al Conte e l\u2019altra, cio\u00e8 Vantra al piano, ai Monaci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla storia poi dell\u2019Abate Tosti si ha che Vantra nel 1117 ebbe distrutte dal tremuoto case e chiese; che poco dopo l\u2019Abate Cassinese Oderisio vi si fortific\u00f2 contro Riccardo da Carinola, il quale andava ad espugnare il Castello della Pica; e che finalmente nell\u2019anno 1421 ad occasione della guerra tra la Regina Giovanna e Lodovico d\u2019Angi\u00f2 quella Terra fu occupata dal conduttiere di armi Braccio da Montone, che vi si fortific\u00f2, e vi stiede per sei anni sino al 1427.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da notizie somministrate cortesemente dell\u2019Archivio di Monte Cassino si rileva che Vantra aveva due Chiese, una dedicata a San Michele titolo Arcipretale di S. Mauro collegiata con cura di anime, e l\u2019altra dedicata a S. Nicola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima nel 1337 fu conferita ad un tal Daniele di S. Angelo in Teodice. Nell\u2019anno 1401 fu censita un\u2019isoletta compresa nelle mura del paese ad un tal Tartaro Tomacelli per una decina di cera all\u2019anno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1473, giusta il registro di Giovanni D\u2019Aragona, vi esisteva ancora il Capitolo, il quale pagava a Monte Cassino Ducati 4. 80 annui, e nel 1499 non era quella Terra disabitata del tutto stante che il Commendatario dei Medici diede l\u2019amministrazione delle rendite di Vantra ai nominati Carafiello e Stasio di Sangermano, ed un tale Paolo Mastrianni della terra di Camino volle abbandonare il proprio paese, e farsi suddito di Monte Cassino in Castro Vantra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dagli atti di S. Visita del 1513 ricavasi sistente ancora la Chiesa di S. Michele, cui presedeva un tale D. Damiano di Camino con un chierico. Dopo di tale epoca non pi\u00f9 si ha notizia di paese e di Chiese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quanto si \u00e8 detto di sopra chiaro appare essersi la Vantra al piano incominciata a disabitare nel secolo XVI, ed essersi resa disabitata del tutto verso la met\u00e0 del 1500; dunque non fu distrutta dai Saraceni, la invasione dei quali ha una data di gran lunga anteriore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il perch\u00e9 poi questa Terra situata in amena e vantaggiosa postura sia stata abbandonata dagli abitanti non si sa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse perch\u00e9 essendo al piano era troppo spesso esposta ai danni per le guerre tra i Sovrani e le gare tra i Baroni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vantra disabitata col suo territorio fu sino all\u2019abolizione della feudalit\u00e0 feudo morto di Monte Cassino, e, cessato il regime feudale, aggregata a Rocca d\u2019Evandro in parte, ed in parte a San Germano. \u00c8 erroneo che Rocca d\u2019Evandro aveva dritto sul fondo Vantra, e che nella divisione demaniale \u00e8 stata pregiudicata. Dritti non ve ne erano; e fu per la vicinanza che si ebbe aggregato parte del tenimento in giurisdizione, e tomoli 200 di bosco in propriet\u00e0, come in compenso di usi civici. Che anzi nel riparto demaniale erasi Rocca d\u2019Evandro trascurata del tutto: e fu per solerzia dei cittadini, tra i quali D. Gio: Battista Paglioli, D. Emmanuele Ciaraldi seniore ed il Dottor D. Giuseppe Coletti che si ebbe l\u2019assegno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il paese disabitato fu nel decennio acquistato con altri beni tolti a Monte Cassino dal Conte dei Camaldoli D. Francesco Ricciardi e dagli eredi rivenduto. Oggi le vecchie mura fan parte della tenuta Vantra e Casamarina del Duca Cedronio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>ROCCA D\u2019EVANDRO<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo paese vedesi edificato su di uno scoglio isolato, a destra, ed a sinistra del quale scorrono due torrenti o rivi di mal tempo. A mezzogiorno, settentrione e levante gli fan corona monti sufficientemente elevati detti, Remotania , Monte Camino e Monte del Campo. Dal lato Occidentale che guarda Montecassino gode la vista di un orizzonte magnifico, scorgendosi tutta la Valle del Garigliano e Liri, e pi\u00f9 in s\u00f9 sino a Veroli, Frosinone, Monte S. Giovanni ed altri paesi per una estensione di oltre trenta miglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il clima \u00e8 salubre, e gli abitanti godono buona salute ed hanno in generale buon sangue. Il tenimento molto esteso, come sopra abbiamo detto, \u00e8 fertile in ogni specie di prodotti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ignota ne \u00e8 l\u2019origine, e l\u2019epoca di sua fondazione. Tutto ci\u00f2 che ha voluto dirsi fin ora sia dall\u2019Abate Pacichello (Gio: Battista Pacichelli), che lo fa fondare da Evandro re del Lazio, sia da altri, che lo dicono surto dalla distruzione di Vantra, sia dal Cayro, che nella sua istoria del vecchio e nuovo Lazio lo fa sorgere dagli avanzi della popolazione di Succursano Lirinate dipendenza della antica Cassino, sono o pure invenzioni, od almeno malfondate congetture; certo per\u00f2 che \u00e8 un paese molto antico, ma surto nei bassi tempi, poich\u00e9 niuna vestigia si rinviene che indichi esistenza anteriore alla caduta del Romano Impero, e dov\u00e8 sorgere quando per mettersi al sicuro delle incursioni nemiche le popolazioni si ritiravano su poggi elevati e ben difesi. In fatti Rocca d\u2019Evandro vedesi edificato su di uno scoglio di difficile accesso, cui sovrasta altro scoglio, nel quale era l\u2019antico Castello, o la Cittadella ancora cos\u00ec chiamata. Reso forte dalla natura e dall\u2019arte, e situato alle spalle di Mignano \u00e8 stato in antichi tempi tenuto in molto conto, come punto forte di difesa, e segnatamente prima dell&#8217;invenzione della polvere, e quando l\u2019artiglieria era nascente. Nel Guicciardini, ed in altri autori \u00e8 citato in tempo di guerra come punto contrastato. Oggi non vale pi\u00f9 nulla a causa dei monti pi\u00f9 alti che lo dominano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 verosimile che questa piccola Terra fosse esistita unitamente a Vantra nel piano all\u2019epoca della donazione fatta da Gisulfo a Monte Cassino, cio\u00e8 nel 744 poich\u00e9 il suo nome unitamente a quello di Vantra \u00e8 scolpito come propriet\u00e0 del Monistero sulle porte di bronzo della Chiesa di Monte Cassino fatte fondere nel 1066 dall\u2019abate Oderisio. Inoltre il Gattola riporta un privilegio di Lantolfo, e di Atinolfo, da cui rilevasi che la Rocca era abitata verso la met\u00e0 del secolo XI.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019anno 1122 l\u2019Imperatore Errico ne fece piena donazione a Monte Cassino ma poco dopo l\u2019Abate Reobaldo fu fatto prigioniero da Pandolfo di Capua, il quale occup\u00f2 Rocca d\u2019Evandro, e la diede in potere di un tale Todino vassallo del Monistero resosi ribelle. Intruse poi per Abate un tal Basilio, ma l\u2019Imperatore Corrado scacci\u00f2 il signore Capuano, e l\u2019intruso Abate, e pose sul seggio abadiale Richerio di nazione Bavaro, il quale ricuper\u00f2 tutto il patrimonio di San Benedetto, assedi\u00f2 per ben tre mesi Rocca d\u2019Evandro, ed infine l\u2019ebbe per accordo preso con i principali cittadini, dando loro non solo i beni che aveano perduti, ma quelli che il Todino possedeva in Pignataro e S. Elia. Al ribelle Todino fu rasa la barba ed i capelli, e destinato a cerner farina, e panizare pel Monastero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto Pandolfo Principe di Capua cacciato dai suoi stati da Guaimuro Principe di Salerno chiam\u00f2 gl&#8217;imperiali in suo soccorso, promettendo loro in compenso ci\u00f2 che non era suo, cio\u00e8 i possedimenti dei Monaci Cassinesi. Il Conte di Teano si associ\u00f2 all\u2019impresa come quello che avea i suoi stati prossimi a quelli della Badia e possedeva Camino prossimissimo alla Rocca d\u2019Evandro. Poich\u00e9 per\u00f2 la Rocca era difficile ad espugnarsi pens\u00f2 impossessarsene per tradimento corrompendo con danaro il Castellano, e promettendogli una sua sorella in moglie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era Castellano un tale Armanno anche Bavaro fratello dell\u2019Abate, che perci\u00f2 finse aderire al progetto; ed apr\u00ec le porte del Castello al Conte; ma come l\u2019ebbe introdotto lo ritenne (in) prigione con la scorta, n\u00e9 volle in niun conto rilasciarlo, malgrado gli ordini dell\u2019Abate, il quale era stato impegnato alla sua liberazione. Dov\u00e9 l\u2019Abate espugnare la Rocca con la forza, e cos\u00ec liberarlo, mediante per\u00f2 formale rinuncia ad ogni pretesa sulla Rocca medesima. Verso l\u2019anno 1314 essendo Abate Pietro (come dice il Tosti) non andando pi\u00f9 a sangue a quelli di Rocca d\u2019Evandro il governo badiale, pensarono ribellare. Era rettore per la Badia nella loro terra un signoretto Monaco nipote dell\u2019Abate, il quale quando un d\u00ec discese dalla Rocca nella terra fu ad un tratto preso ed impedito di tornare. Spedirono gli Evandresi legati al re Federico in Gaeta, ove era venuto per andare a Roma, e lo pregarono volesse loro concedere altro Signore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Re volle contentarli e fidava a Giovanni Russo di Gaeta Rocca d\u2019Evandro. Giunto in Roma Federico, v\u2019arriv\u00f2 anche il Monaco Stefano detto Marsicano che a nome dell\u2019Abate e dei Monaci adoperossi presso il Pontefice ed il Re per riavere Rocca d\u2019Evandro: regie e ponteficie lettere furono spedite al Castellano Russo, perch\u00e9 restituisse la terra ai Cassinesi, ma nulla valse, amando costui meglio tenerla per s\u00e8 che renderla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Atenolfo, cui forse era increscevole l\u2019ozio del chiostro, volenteroso usc\u00ec in campo con armi ed armati che men\u00f2 alla espugnazione della Rocca. Lunga pezza si travagli\u00f2 per ottenerla; ma in vano, perch\u00e9 in alto locata, e benissimo difesa dai terrazzani, ne provava un di pi\u00f9 che l\u2019altro la difficolt\u00e0 del conquisto. Posate le armi l\u2019Abate venne a ragionamenti di accomodo, ed ottenne la terra regalando il Russo di buona moneta e dandogli in sposa una sua nipote. Cos\u00ec Rocca d\u2019Evandro ritorn\u00f2 sotto la temporale giurisdizione di Montecassino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019anno poi 1348 allorch\u00e9 gli Ungari comandati da Lodovico vennero a vendicare la morte del Re Andrea, un tale Iacopo Pascone (Papone) da Pignataro, profittando dello sconvolgimento in cui era la Badia, si rese ribelle, assold\u00f2 molta gente; occup\u00f2 molte terre tra le quali Rocca d\u2019Evandro, e si mantenne padrone di esse molti anni; ma finalmente, arrestato in Ceccano e condannato a morte, restitu\u00ec tutto il mal tolto, e don\u00f2 alla Chiesa di Rocca d\u2019Evandro un terreno ove aveva piantato la vigna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le sue gesta son rimaste tradizionali nella mente del volgo, di talch\u00e9 ancora, volendo indicare un nome di cattiva condotta, dicesi ne ha fatto pi\u00f9 esso che Papone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo questo ricupero dalle mani del Papone, la terra di Rocca d\u2019Evandro dov\u00e9 uscire novellamente dal dominio temporale Cassinese perch\u00e9 nel 1388 ne era possessore Tommaso Brancaccio. Il motivo di tal novit\u00e0 ci \u00e8 ignoto. Per ribellione del Brancaccio dal Re Ladislao, la terra fu pubblicata al fisco, e restituita dal Re a Monte Cassino, il quale dov\u00e9 perderla di nuovo forse ad occasione di altra guerra e ribellione, perch\u00e9 lo stesso Re nel 1413 facultava il suo Ciambellano Gesu\u00e8 di Fasal a vendere una met\u00e0 del Castello di Rocca d\u2019Evandro. Dopo questo fatto Montecassino ne perd\u00e8 per sempre il possesso, e segue una serie di Baroni sino alla legge evasiva della feudalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo una tal epoca furono Baroni della Rocca Cola de Orsino e Maria di Marzano Conti di Monappello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1500 ne era possessore Ettore Fioramosca Duca di Mignano per concessione del Re Ferdinando.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1528 ne era feudario Federico Monforte sopranominato Gambatesa, il quale si rese ribelle all\u2019imperatore Carlo V. Nello invadere che fecero le armi imperiali il regno Napoletano, gli abati di Monte Cassino, e di S. Paolo a Roma si chiusero con i loro tesori nella Rocca d\u2019Evandro, e vi si fortificarono. Il Marchese di Pescara Francesco d&#8217;Avolas Gran Capitano di Carlo V mand\u00f2 ad espugnare la Rocca il Colonnello Maramaldo con artiglieria, ed, arresasi, fu devoluta al fisco novellamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019artiglieria dov\u00e8 essere piazzata sul Monte che guarda la Rocca dal lato di mezzogiorno, perci\u00f2 detto Monte del Campo, ove vedesi traccia di Macerone fatto per rendere piana la strada al passaggio delle bocche da fuoco. Ecco perch\u00e8 a punto di rincontro a quel monte tanto a piedi del paese, quanto a piedi del Castello si son rinvenute diverse palle di cannone, molte intiere, talune divise a met\u00e0, del peso di rot. 17 circa, una delle quali fu rinvenuta nel corpo di un muro del Castello in occasione di doversi rifare. L\u2019abitato di Rocca d\u2019Evandro era chiuso da due porte, una detta di S. Margherita, e l\u2019altra dell\u2019acqua; era cinto di mura solide con torri quadrate, con una gran torre circolare detta il Torrione, nome che ancora conserva quel sito, e pi\u00f9 innanzi era situato il cannone chiamato Colombrina, dando il nome di Colombra al fondo sottoposto. Andando pi\u00f9 verso mezzogiorno su di una rupe a picco levavansi altre fortificazioni, che perci\u00f2 quel sito chiamasi ancora i Castelloni. Il sovrastante Castello cinto da rupi a picco comunicava con la torre fortificata per mezzo di ripiano cinto da mura che ancora dicesi Cittadella, dal quale con strade interne segrete si discendea nell\u2019abitato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco perch\u00e9 la nostra Rocca fu punto interessante di ritirata e di difesa sino a che l&#8217;invenzione della polvere, attesi i monti sovrastanti che la circondano, le ha tolto ogni importanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo questa breve digressione ritorniamo all\u2019elenco dei Baroni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Morto il Marchese di Pescara la vedova Vittoria Colonna ebbe assegnato sul feudo di Rocca d\u2019Evandro Ducati 1000 annui in compenso dei servigi che il marito avea reso alla corona, e nel 1534 l\u2019ebbe difinitivamente in fondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019anno 1548 Maria d\u2019Aragona del Vasto, avente causa dalla Vittoria, ced\u00e9 il feudo a Giulio Carafa, col patto di riavere, e nel 1552 se ne fece vendita diffinitiva a Marcello Munettola (Muscettola), il quale nel 1563 ne fece cessione ad Antonio Bologna, e da costui pass\u00f2 alla famiglia Sammarco nel 1577.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa nobile famiglia da gran tempo estinta, fu posseditrice dei feudi di Rocca d\u2019Evandro e Camino circa all\u2019anno 1652.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Sammarco furono chi pi\u00f9 chi meno dediti alle lettere, ed a procurare l\u2019istruzione dei vassalli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Fabrizio succed\u00e8 Gio: Vincenzo detto Giureconsulto, ed a questi Ottavio uomo di lettere, scrittore di varie opere e tra le altre di quella intitolata Della mutazione dei regni. Quest\u2019opera fu ristampata nel 1805 con un discorso di Leonardo Salviati e con delle notizie sulla vita di Sammarco inesatte ed erronee, e corrette dal Marchese Alessandro Cedronio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad Ottavio succed\u00e8 il germano Antonio, a questi Fabrizio, ed a quest\u2019ultimo succed\u00e8 la sorella Porzia, nella quale la famiglia si estinse. Un\u2019altra sorella a nome Aurelia fu anche donna amante delle lettere, ed istitu\u00ec una scuola di grammatica nella vicina terra di S. Vittore. Il perch\u00e9 l\u00ec, e non alla Rocca, propriet\u00e0 di famiglia, non saprei dirlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dot\u00f2 la scuola di Ducati 500 da impiegarsi in compera, onde con la rendita mantenere il Maestro, e don\u00f2 al Comune di S. Vittore Ducati 250, da farne maritaggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Universit\u00e0 diede questi Ducati 750 al Dottor Carlo Cinquegrana per la corrisposta di annui Ducati 37. 50, ed ebbe assicurazione sopra una casa palaziata, ed un Oliveto detto Colle di Marco in S. Vittore, ed una Selva nel feudo di Foraldo detto Valle Marina. L\u2019Istrumento lo stipul\u00f2 l&#8217; 11 9bre 1673 il Notaio Pietro Ferrone di Napoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A motivo di essersi estinta la casa Sammarco i feudi ritornarono al fisco, da cui li acquist\u00f2 il dottor Gio: Domenico Pelosi nobile Cosentino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anatonia unica figlia ed erede del Pelosi spos\u00f2 Francescantonio Cedronio, e cos\u00ec per successione i detti feudi si trovarono presso la famiglia Cedronio ultima feudataria come si vedr\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Estinta, come sopra si \u00e8 detto, la famiglia Sammarco fu dalla Regia Camera ordinato l\u2019apprezzo del feudo, onde vendersi, e pagarsi le obbligazioni di quella famiglia, e ne fu data commessa nell\u2019anno 1625 al tabulario Salvatore Pinto; questi fa precedere alla valuta del feudo una descrizione dello stesso, e si esprime ad un di presso in questi termini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo aver esaminato la situazione, l\u2019aere e l\u2019orizzonte, che dice estendersi fino a Frascati, dice pure essere gli abitanti robusti e di buon aspetto tanto maschi, che femmine, ed esser gente quieta, non rissosa e non litigante. Essere per lo pi\u00f9 foresi, o sia travagliatori di campagna, con un medico, un Chirurgo, tre barbieri ed una levatrice, n\u00e9 esservi altri artigiani. Dice esservi buon grano, buon vino, e frutta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La piazza la descrive piuttosto larga con botteghe intorno, ma disabitate e senza pavimento, in una delle quali si macellavano gli animali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Chiesa la descrive coverta a tetti, e ad una nave con cappellone a sinistra, e situata a fianco della piazza. Il suo titolo era di S. Antonio Abate, allora protettore del paese. Descrive le due Congreghe della Grazia e del Rosario; dice il Coro essere sovrastante alla porta di ingresso con l\u2019organo portatile. Eranvi allora l\u2019Arciprete, sei Sacerdoti e diciotto Chierici. Dice di pi\u00f9 il Pinto esservi un\u2019altra Chiesa dedicata a S. Margherita, la quale anticamente era la Chiesa Madre, e non cita n\u00e9 S. Antonio, n\u00e9 S. Tommaso, le quali han dovuto sorgere dopo. Quella di S. Antonio Abate certo surse quando fu dato alla Chiesa Madre altro protettore, che, dicesi, fusse stato S. Antonino, al quale succedette poi l\u2019attuale protettore S. Rocco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il paese era tassato per fuochi 60; e governato da tre eletti, che a quell\u2019epoca erano Antonio de Zillo, Giacomo Orefice e Francesco Lenei. Il Serviente ed intimatore era Carlo Campagnolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Dizionario poi Geografico di Lorenzo Giustiniani stampato in Napoli nel 1804 al fol. VIII, pagina 27 si legge:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Rocca d&#8217;Evandro, cos\u00ec \u00e8 scritta questa Terra nelle situazioni del regno, e soltanto in quel libricciuolo infelicemente formato della nota dei paesi del Regno col numero dei fuochi sta scritta Rocca d\u2019Evandro. E\u2019 compresa in Terra di Lavoro in Diocesi di Monte Cassino, distante da Napoli miglia Cinquanta, ed otto da S. Germano. Nella cronaca di Riccardo da S. Germano \u00e8 scritta Rocca Bantra (Codice anno 1211 e 1215) che \u00e8 la vera sua denominazione. Non saprei perch\u00e9 Trojano Spinelli nel suo saggio p. 43 l\u2019avesse chiamata Rocca d\u2019Evandra. Vedesi edificata in luogo montuoso, e la dicono di buon aria e di qualche antichit\u00e0. Vi si vede un Castello, opera dei bassi tempi. Nel 1532 fu tassato per fuochi 53, e nel 1545 per fuochi 54, nel 1669 per 74, ed oggi gli abitanti (cio\u00e8 nel 1804) ascendono a 1300. Presso Leone Ostinese lib. 2 cap. 15 trovasi Landone Conte di Bantra. Nel 1000 l\u2019Abate Mansone Cassinese ricev\u00e8 da Landolfo Principe di Capua la conferma del castello Rocca Bantra.&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Si ha notizia che nel 1030 Teodino ebbe Rocca di Vandra da Landolfo Principe di Capua, e la diede all\u2019Abate di Monte Cassino, perch\u00e9 assediata da Corrado Imperatore (Ostinese lib. 2 Cap. 59 e 68).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi tempi fu posseduta dalla famiglia Sammarco, e presentemente la possiede la Famiglia Cedronio\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019epoca che scriviamo queste memorie Rocca d\u2019Evandro conta una popolazione di anime 747 nell\u2019abitato centrale, e 1475 nelle case sparse; in tutto anime 2222 oltre i due villaggi riuniti di Cucuruzzo e Camino, quale popolazione \u00e8 per la pi\u00f9 parte dispersa in campagna, sia per la comodit\u00e0 di strade in pianura e per abbondanza di acqua, sia perch\u00e9 il paese essendo edificato su di uno scoglio non presenta spazio atto al suo ampliamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Castello che la domina, antica fortezza come abbiamo detto, all\u2019epoca dell\u2019apprezzo del Tavolario Pinto della pervenienza in casa Cedronio era ben ristretto nel suo fabbricato. Non vi erano che tre o quattro bassi, due grandi sale, tre altre camere in seguito con dei suppegni, un piccolo orto in fondo ed una loggia scoverta con conserva d\u2019acqua ove oggi \u00e8 galleria dal lato di mezzogiorno; tutto ci\u00f2 che vedesi ammassato di fabbriche attualmente \u00e8 stata opera della famiglia Cedronio che ha fabbricato sulle vecchie basi dell\u2019antico Castello, conservandone per quanto \u00e0 potuto la forma e le antiche torri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritornando alla famiglia Cedronio, ultima posseditrice dei feudi di cui parliamo, non credo fuor di proposito darne un piccolo cenno istorico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essa \u00e8 di origine romana, e, secondo la descrizione che ne fa la platea di famiglia si trov\u00f2 trapiantata nel Regno di Napoli per cagioni politiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se si vuol prestare fede ai certificati di patriziato Romano rilasciati dall\u2019archivio del Campidoglio, essa si fa discendere dai nominati Caio, e Pisano Cedronio citati da Tacito nei suoi annali; ma mettendo ci\u00f2 in non cale, il certo si \u00e8 che nell\u2019anno 1343 Pompeo Cedronio, Conte di Castelnuovo e Palombara, si trasfer\u00ec da Roma a Napoli, ove dalla Regina Giovanna 1\u00aa fu nel 1344 nominato Gran Siniscalco della Provincia di Talqualquerio. La famiglia visse prima parte in Napoli, e parte in Roma , e poi riunitasi tutta in Napoli visse parte ivi e parte nella citt\u00e0 di S. Germano per la maggiore vicinanza a Roma patria primitiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli eredi del Conte Pompeo ebbero nel Regno altri feudi come quelli di Corvara in Abbruzzo, e di Cominaglia, o Romagnano. In S. Germano la famiglia acquist\u00f2 molti privilegi aboliti dalle nuove leggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Francesco figlio di Benedetto, e di Vittoria Ferramosca fu Castellano di Rocca Gianola, e capitano a guerra della citt\u00e0 di S. Germano: verso il 1421 una Gemma Cedronio fu prima Badessa del Monastero di S. Scolastica, ed in seguito un Benedetto Cedronio fu arciprete della Cattedrale di detta Citt\u00e0. Da questo ceppo venne Francesco, il quale per aver sposata la Pelosi divenne Barone di Rocca d\u2019Evandro e Camino. E volendo enumerare i diversi Baroni di casa Cedronio essi furono Benedetto casato con Vittoria Burbau dei Marchesi di S. Maria dell\u2019Umbria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anno 1696 Domenico suo figlio casato con Lucrezia Carafa dei Marchesi di Tortorella.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1725 Altro Benedetto casato con Teresa Gisulfo, e Platamone dei Duchi di Ossada di Palermo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1764 Altro Domenico, e per la di costui morte senza prole il germano Gioambattista casato con D\u00aa Giovanna l\u2019Ost di Malta. 1782 Alessandro ultimo possessore casato con Maddalena di Giogio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi possessori amarono il progresso e la civilt\u00e0 del paese, e non solo incoraggiarono i giovani ad istruirsi nelle arti e nelle scienze, ma tanto nel paese, che in Napoli non furono avari verso di essi di sorveglianza e di aiuto. Taluni individui di famiglia come il primo Bali D. Francescantonio, D. Pietro, D. Alessandro (che fu Arcivescovo di Bitonto) non isdegnarono dare essi stessi lezione ai giovani nel Castello di loro abitazione. All\u2019epoca di cui discorriamo si ebbero in Rocca d\u2019Evandro Avvocati, Magistrati e Filosofi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra questi si distinsero i Medici Catalozzi e Framondi, il Farmacista del Vecchio, i Notai Framondi, Comparelli, gli Avvocati Coletti e Ciaraldi, ed altro Ciaraldi Consigliere del S. Reg\u00b0. Consiglio, ed infine D. Gio: Battista Di Zazzo seniore Sacerdote versato in diverse scienze, e lettore in filosofia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu coll\u2019impulso del Marchese D. Gio: Battista, e sotto i suoi auspici che la Chiesa Madre venne ingrandita, elevata d\u2019altezza, e decorata di stucchi e buona architettura. L\u2019organo fu fatto da lui costruire, essendo egli intelligentissimo di studio musicale, e compositore di molte opere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il figlio Alessandro rese rotabile la salita dalle Pecce al paese, secondo meglio dettavano i lumi di quei tempi, facendo trasportare dai naturali i materiali per giro, e pagando esso l\u2019opera di costruzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 tradizione che l\u2019acqua anticamente veniva sino in piazza, ed \u00e8 perci\u00f2 che la via sottoposta chiamasi dei Lavatoi. Il corso, che era formato di tubi di creta, dov\u00e8 rompersi, e ostruirsi di modo che l\u2019acqua si aveva nel sito ora detto fontana antica molto distante dall\u2019abitato, e senza alcuna costruzione adatta al comodo degli abitatori. Alessandro costru\u00ec l\u2019intero acquidotto che oggi esiste dall\u2019acqua viva al largo di S. Eleuterio lungo metri mille tutto a sue spese, costru\u00ec fontana e Vasche nel largo suddetto, che, essendo suo col solo passaggio pubblico per andare a Camino, regal\u00f2 al Comune. Ci\u00f2 risulta da istrumento per notar Costantino d\u2019Amico di S. Andrea del 10 dicembre 1801.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rocca d\u2019Evandro aveva il privilegio del mercato in giorno di martedi concesso dal Re Filippo o Falnisio Sammarco nel 1588.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo beneficio rimase sin dal principio lettera morta, sia per le difficolt\u00e0 di accesso sulla Rocca, sia per l\u2019esistenza del mercato di Roccamonfina che si celebra il Luned\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019anno 1749 il Marchese D. Benedetto Cedronio ebbe la concessione di una fiera da celebrarsi il 1\u00b0 e 2 Settembre di ciascun anno detta di S. Antonio principale protettore del paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa fiera si teneva nel sito detto S. Sebastiano prossimo all\u2019abitato ove erano comodit\u00e0 sufficienti, poich\u00e9 il fondo dei Signori Ciaraldi non era ancora piantato ad Olivi, ed i fondi di Cambellone, Cuomo e Martella erano spazi Comunali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo inteso da persone molto inoltrate negli anni, le quali si ricordavano la fiera in quel sito, che per mancanza di acqua sufficiente, per restrizione di locale, e per essere pi\u00f9 di un animale caduto nei pozzi erasi la fiera trasportata alla pianura detta delle Pecce, ove \u00e8 il molino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quel sito comodo per accesso e per abbondanza di acqua, per ricovero del molino, sue stanze superiori, stalle, e annessa taverna, oggi abbandonata, e pi\u00f9 quello all\u2019orto Pecce e Masserie di Teresa Grilli oggi Coletti la fiera divenne animatissima, ed una delle prime per animali vaccini, principalmente dopo quella di S. Francesco in Cassino. Vi accorrevano non solo dai paesi vicini, ma da tutti quelli dalla parte di Sora, di Teano e Sessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli animali erano esenti da dazio e si pagava piccolo dritto per le baracche, che appostatamente si costruivano. Il dritto che prima era baronale e poi divenne Comunale si fittava circa D. 512 l\u2019anno, dritto che fu abolito nel 1835 circa per rendere la fiera pi\u00f9 accorsata. Venne in mente a diversi principali del paese sotto il Sindacato del fu D. Gio Battista Pagliola ricondurre la fiera sul paese per renderla pi\u00f9 animata e piazzarla fu fondi capitolari e di qualche proprietario; ebbero anche in mente di dare maggior comodo ai naturali ma non si pens\u00f2 per gli avventori i quali, sia per la salita faticosa, sia per l\u2019imposizione dei dazi, sia per la mancanza di acqua, sonosi a poco a poco allontanati; la fiera si \u00e8 resa poco frequentata e lo \u00e8 per lo pi\u00f9 o da paesani, o da gente dei paesi molto vicini. A tutto ci\u00f2 si aggiunge che per la vendita avvenuta dei beni della Chiesa, e le piantagioni di olivi che si stanno praticando il locale \u00e8 ridotto ristrettissimo, e sempre pi\u00f9 andr\u00e0 restringendosi. Sarebbe quindi desiderabile pel bene del commercio e dell\u2019industria, che gli Amministratori si risolvessero a riportare la fiera nel piano delle Pecce, con lo scopo di rianimarla di nuovo. E qui terminiamo di parlare di Rocca d\u2019Evandro per passare a dire poche parole su Camino e Cucuruzzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questi due Villaggi poco possiamo dire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quanto a Camino esso era posto sulla cima del monte ove tuttora \u00e8 una chiesa, la quale era la parrocchiale del paese, ed ove nel mese di maggio accorre molto popolo dai paesi vicini per devozione alla Vergine cui \u00e8 dedicata. I molti avanzi di antiche fabbriche, le quali circondano la Chiesa, confermano che il paese l\u00ec era. Il paese dov\u00e8 esser arso nel 1192 ad occasione della guerra tra Arrigo e Costanza contro Tangredi: la popolazione allora dov\u00e8 ridursi in sito meno aspro e pi\u00f9 vicino a Rocca d\u2019Evandro, ove attualmente esiste, chiamato Cesa Ferrara.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Camino formava Universit\u00e0 e feudo separato da Rocca d\u2019Evandro. I confini del suo tenimento giungevano a poca distanza dal detto Comune, nel sito ove dicesi Acquaviva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avea le sue costituzioni, delle quali si conserva una copia del Re Filippo nel 1573.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo spirituale \u00e8 sempre andato, e va tuttora con la Diocesi di Teano. Il piccolo feudo fu posseduto dai Conti di Teano, e poscia da Guidone Ferramosca Conte di Mignano. Come si trovasse poi riunito in feudo a Rocca d\u2019Evandro sotto i Baroni Muscettola ci \u00e8 ignoto. La sua popolazione dedita alla agricoltura e pastorizia, conta 384 anime divise tra Camino, Colle, Formella, e Vallevona. Dal 1811 \u00e8 villaggio riunito alla Rocca. \u00c8 da notarsi che nel tenimento di questo villaggio vi \u00e8 una montagna demaniale detta del Giallo perch\u00e9 offre il marmo di tal colore. Vedesi l\u2019antica cava e la strada per la quale i pezzi di marmo si trasportavano al Garigliano ove si caricavano sopra zattere e si portavano sino a mare, e quindi con le barcacce sino a Napoli. Il marmo \u00e8 di buon colore e se ne veggono i gradini degli altari ed altari intieri nella Chiesa di Rocca d\u2019Evandro, e delle tavole per mobili in case private. La facilit\u00e0 di avere marmi migliori con minore incomodo e spesa di trasporto, ha prodotto che detta cava rimanesse abbandonata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cucuruzzo vedesi oggi situato su di una prominenza che pare doveva chiamarsi Cucuzzolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A piedi di questo poggio vi \u00e8 un sito chiamato Cucuruzzo vecchio. \u00c8 a ritenersi che nel 1146 nella guerra tra Ruggero ed il Papa, essendo state arse molte terre tra le quali Mortola, posta nel piano, gli abitanti di essa emigrando dovettero formare prima un villaggio ove dicesi Cucuruzzo Vecchio, e poi per meglio difendersi salire sulla prominenza ove oggi vedesi ancora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo paesetto era feudo di Montecassino, e soggetto come lo \u00e8 a quell\u2019Abate per la parte spirituale. Era cinto di mura con porte. La chiesa domina il paese come un castello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ove era l\u2019antica Mortola resta una chiesa detta S. Maria di Mortola accorsata l\u2019ultima Domenica di Maggio dai devoti dei paesi circonvicini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La popolazione attuale \u00e8 di circa anime 616 delle quali abitanti nelle case sparse numero N. 276.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tenimento di questo villaggio appunto giunge sino a quello di S. Carlo che \u00e8 un casale di Sessa, ed a poca distanza dai bagni termo-minerali di Suio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019istesso tenimento di Cucuruzzo e Mortola vi sono molte sorgive di acqua solfurea , ferrata ed acidola, piacevoli a bere, ma un poco pi\u00f9 deboli di quelle che si attingono pi\u00f9 in l\u00e0 verso Suio. Queste acque preziose erano ben note, ed in uso presso gli antichi Romani, e lo sono state sempre, e lo sono ancora; se non che col procedere dei secoli, e con le guerre e le devastazioni, dei stabilimenti che vi erano, restano solo pochi ruderi, ed \u00e8 da secoli che coloro i quali vogliono profittare dei bagni debbono adattarsi ad alloggiare sotto tende, o capanne di frasche. Oggi la provincia ha eretto in quel sito uno stabilimento troppo meschino per\u00f2, e poco decoroso per una Provincia come quella di Terra di Lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Dottor fisico Vittorio di Monaco analizz\u00f2 chimicamente quelle acque, e raccomand\u00f2 il miglioramento delle case alla munificenza del Re Ferdinando IV; ma nulla si fece e nulla pi\u00f9 si \u00e8 fatto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 da sperare che sotto l\u2019attuale governo libero sorga a Suio uno stabilimento balneario degno della civilt\u00e0 dei tempi. Il saggio analitico del Dottor di Monaco fu stampato nell\u2019anno 1798, dedicato al Dottor Giuseppe Vario.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pochi Ricordi Storici sopra ROCCA D\u2019EVANDRO e suoi villaggi riuniti CAMINO E CUCURUZZO Pel Marchese FRANCESCO CEDRONIO (Cassino &#8211; Tip. e Cartoleria Ciolfi, 1879 &#8211; Ristampa anastatica a cura del [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"featured_media":0,"parent":1051,"menu_order":0,"template":"","meta":[],"class_list":["post-1052","turismo","type-turismo","status-publish","hentry"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.4 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Francesco Cedronio - Rocca d&#039;Evandro<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/comunicacity.net\/rocca-d-evandro\/turismo\/storia\/francesco-cedronio\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Francesco Cedronio - Rocca d&#039;Evandro\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Pochi Ricordi Storici sopra ROCCA D\u2019EVANDRO e suoi villaggi riuniti CAMINO E CUCURUZZO Pel Marchese FRANCESCO CEDRONIO (Cassino &#8211; 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