{"id":13,"date":"2017-01-19T18:04:55","date_gmt":"2017-01-19T17:04:55","guid":{"rendered":"https:\/\/comunicacity.net\/sambuci\/?post_type=turismo&#038;p=13"},"modified":"2017-01-19T18:05:04","modified_gmt":"2017-01-19T17:05:04","slug":"storia-del-comune","status":"publish","type":"turismo","link":"https:\/\/comunicacity.net\/sambuci\/turismo\/storia-del-comune\/","title":{"rendered":"Storia del comune"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;origine di Sambuci \u00e8 legata, come quella di molti altri paesi della valle dell&#8217;Aniene, all&#8217;afermarsi dell&#8217;ordine Benedettino nel Lazio e in particolare alla storia dell&#8217;abbazia Sublacense. La prima notizia documentata di un insediamento nella zona in cui oggi sorge Sambuci \u00e8 infatti il General Privilegio con cui il Papa Nicol\u00f2 I confermava all&#8217;abate Leone di Subiaco tutti i beni del monastero e tra questi anche &#8220;Sambucicum ecclesia sancti thomae.in desertis posita&#8221;. Il privilegio \u00e8 collocabile tra 858 e 867 d.c., anni del pontificato di Nicol\u00f2 I.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La stessa citazione \u00e8 riportata nel General Privilegio di Gregorio V all&#8217;abate Pietro, del 28 Giugno 997 d.c. . In un ulteriore documento del 971 d.c., che ratifica una permuta avvenuta tra gli abati Leone di S. Cosimato, Damiano di Cava, e Giorgio di Subiaco, troviamo menzionato il Fondum Sambuculum. Sambuci infatti pass\u00f2 per alcuni anni tra i possedimenti del primo, interrompendo cos\u00ec la continuit\u00e0 dei territori Sublacensi che arrivavano fino alla riva destra del torrente Fiumicino, confine Ovest del fondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per ricostruire tale continuit\u00e0 i due abati firmarono un atto alla presenza di Amizone, Vescovo di Tivoli, e delegato del Papa: Leone cedette il Fundum Sambuculum, ubicato, in territorio tiburtino a circa sette miglia da Tivoli con terre, campi, prati, alberi da frutta e con edifici, antichi adiacenti ad un colle, torrenti e fondi, ed in cambio ottenne il fundum lucianum. A riportare notizie del Fundum Sambuculum tra i possedimenti dell&#8217;abbazia sono ancora le cronache Sublacensi del 1051 d.c. e un iscrizione del 1052, nel chiostro Gotico di S. Scolastica, posta dall&#8217; abate Unberto in ricordo dell&#8217;edificazione del campanile che riporta infondo i nomi dei paesi controllati dal monastero. L&#8217;ultimo documento a confermare questo legame \u00e8 la grande bolla pontificia di Clemente III del 1189.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra il XII e XIII secolo la valle dell&#8217;Aniene venne segnata dalle incursioni dei Tiburtini dei Campani, delle truppe di Federico Barbarossa (1174 distruzione di Agosta, Canterano e Rocca di Mezzo) e di Corrado di Antiochia (fine del XIII sec.) impegnato nelle guerre contro lo stato Pontificio. E&#8217; probabile che per scopi difensivi gli antichi edifici di Sambuci assunsero l&#8217;aspetto di un nucleo fortificato ed \u00e8 verosimile che in tale periodo, inseguito a una di queste incursioni, il casale-fortezza e il feudo passassero sotto la dominazione della casa di Antiochia. A testimonianza di ci\u00f2 rimangono una lapide, conservata nell&#8217;atrio del castello che fa menzione della sepoltura di alcuni esponenti della famiglia e un documento degli archivi Vaticani dal quale si apprende che nel 1466 i castelli di Sambuci e Saracinesco passarono ancora in eredit\u00e0 rispettivamente a Giovan Francesco e Mattia, figli del nobile Pietruccio di Antiochia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella Prima met\u00e0 del 400 probabilmente anche i Colonna furono a Sambuci, ma non sappiamo con quale ruolo.<br \/>\nDel loro passaggio rimane una lapide (sempre nel castello) che ricorda la sepoltura della sorella di Papa Martino V e uno stemma di famiglia sulla parete esterna di uno stabile in via dello Scontrone.<br \/>\nDal XVI sec. in poi la storia di Sambuci si identific\u00f2 sempre pi\u00f9 con quella del suo castello che con casupole e terreni pass\u00f2, con il benestare della chiesa di Roma, sotto il governo di numerose famiglie nobili laziali fra le quali anche i conti Merei, dichiarati eredi da Maria di Antiochia, figlia di Giovan Francesco.<br \/>\nAlla fine del 500 per decisione della Sacra Rota il Feudo pass\u00f2 dai Merei agli Zambeccarri, signori di Arsoli, per essere quindi affidato dallo stato pontificio, intorno agli inizi del 600 alla nobile famiglia romana degli Astalli che governarono il piccolo paese per circa 150 anni con il titolo di Marchesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i membri di questa famiglia si distinsero il cardinale Camillo Astalli e suo fratello Tiberio, vissuto a Sambuci alla met\u00e0 del 600.<br \/>\nL&#8217;avvento degli Astalli port\u00f2 una ventata di nuovo: Camillo e Tiberio operarono restauri per migliorare anche alcune interessanti opere architettoniche che diedero un nuovo assetto al paese e avviarono il processo di ampliamento intorno al nucleo medievale. Nella seconda met\u00e0 del 700, quando si estinse la linea diretta della famiglia, il feudo e il suo castello furono per breve tempo di un certo Giuseppe Compagnoni Marefoschi, per poi passare ai Piccolomini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1848 il barone Piccolomini lo lasci\u00f2 in eredit\u00e0 alla moglie, baronessa Elisabetta Maccarini, quindi nel 1865 da questa giunse a sua nipote Laura, a sua volta nipote del marchese Theodoli. Alcuni anni dopo il castello fu affidato al Sig. Domenico Trinchieri di S. Pietro Romano. Nel 1878 gli atti notarili lo vogliono acquistato definitivamente da Don Girolamo Theodoli, figlio della marchesa Laura. I Theodoli, ultimi nobili a Sambuci e signori anche di Ciciliano e S.Vito Romano, incentivarono il lavoro nei campi e promossero la costruzione di mulini per l&#8217;olio e per il grano, nominado Rodolfo Rinaldi quale amministratore delle loro propriet\u00e0. Vittorio Emanuele III, con un decreto regio del 1926, riconobbe il titolo di marchese di Sambuci a tutti i primogeniti discendenti da Alberto, figlio di Girolamo Theodoli. Alberto entr\u00f2 in possesso del feudo nello stesso anno della morte del padre e il castello svolse per la famiglia il ruolo di vera e propria residenza di campagna. Nel corso degli anni, mentre il feudo passava di mano in mano, il paese si ampliava e la popolazione continuava a vivere di agricoltura e pastorizia, appena sufficienti a coprire il suo fabbisogno e a pagare quanto dovuto ai signori di turno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra il primo e il secondo conflitto inizi\u00f2 cos\u00ec il fenomeno dell&#8217;emigrazione che vide molte famiglie trasferirsi a Roma in cerca di occupazioni pi\u00f9 sicure e case pi\u00f9 confortevoli, per fare ritorno in paese solo d&#8217;estate. Tra il 1943 e il 1944 Sambuci sub\u00ec l&#8217;occupazione delle truppe Tedesche che si stanziarono nel castello, nascondendo nel parco i carri armati provenienti dal fronte di Montecassino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel dopo guerra Sambuci si avvi\u00f2 lentamente verso una moderna vita comunale, l&#8217;emigrazione rallent\u00f2 per cedere il posto al pendolarismo. Negli anni 60 le propriet\u00e0 dei Theodoli furono vendute da Nicol\u00f2 a una societ\u00e0 immobiliare per essere riacquistate dall&#8217;amministrazione comunale solo trenta anni dopo nel 1991.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">La Fonte<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">alendo per via Alberto Theodoli, passando davanti agli edifici comunali e al monumento ai caduti, si giunge alla fonte, restaurata da pochi anni che risale al XVII sec. la duplice funzione di elemento d&#8217;arredo e di luogo di approvvigionamento \u00e8 chiaramente riscontrabile nell&#8217;impianto architettonico tripartito: al centro l&#8217;elegante corpo a due vasche circolari unite dal motivo naturalistico della finta roccia con muschi e felci selvatiche, e ai lati due semplici vasconi rettangolari con cannello per bere, anticamente anche abbeveratoi per animali. L&#8217;acqua potabile della fonte \u00e8 quella della sorgente detta delle &#8220;Vigne&#8221;, voluta dal cardinale Camillo Astalli, la Fonte merita di essere ammirata ponendosi al di l\u00e0 della parte che immette nel borgo seicentesco. Cos\u00ec infatti si pu\u00f2 apprezzare l&#8217;effetto pittoresco ricercato dal suo architetto che la immagin\u00f2 perfettamente incorniciata dall&#8217;arco, con le colline verdeggianti a farle da fondale. La fonte, come si \u00e8 detto, era anticamente il mezzo di approvvigionamento primario dal quale dipendeva tutto il paese, che era delimitato da due archi che sorreggevano due antichi portoni che servivano per proteggere gli abitanti dai briganti. I due vasconi ai lati della &#8220;Fonte&#8221; erano utilizzati essenzialmente come abbeveratoi mentre le sbarre di ferro che si trovano al di sotto delle tre cannelle da dove sgorga l&#8217; acqua erano utilizzate per poggiare le conche, generalmente in rame, che le donne del luogo usavano per rifornire le abitazioni di acqua necessaria per la vita di tutti i giorni<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;origine di Sambuci \u00e8 legata, come quella di molti altri paesi della valle dell&#8217;Aniene, all&#8217;afermarsi dell&#8217;ordine Benedettino nel Lazio e in particolare alla storia dell&#8217;abbazia Sublacense. 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