{"id":186,"date":"2018-12-06T17:27:03","date_gmt":"2018-12-06T16:27:03","guid":{"rendered":"https:\/\/comunicacity.net\/sangiovanniincarico\/?post_type=turismo&#038;p=186"},"modified":"2018-12-10T13:05:21","modified_gmt":"2018-12-10T12:05:21","slug":"il-petrolio-a-san-giovanni-incarico","status":"publish","type":"turismo","link":"https:\/\/comunicacity.net\/sangiovanniincarico\/turismo\/il-petrolio-a-san-giovanni-incarico\/","title":{"rendered":"Il Petrolio a San Giovanni Incarico"},"content":{"rendered":"<p>Quasi in prossimit\u00e0 dell\u2019innesto della provinciale 257, proveniente da Pontecorvo, nella ex statale Valle del Liri, gi\u00e0 a Via Civita Farnese, al di sopra della scarpata, un vecchio serbatoio ormai totalmente sopraffatto dalla rugine, costituisce, probabilmente, l\u2019unica ed ultima testimonianza del tempo in cui in agro di San Giovanni Incarico veniva estratto il petrolio. Proprio quel serbatoio, infatti, era parte integrante dell\u2019oliodotto che, dalle miniere di estrazione, trasferiva il prezioso liquido alla stazione ferroviaria di Isoletta da dove poi raggiungeva le successive destinazioni. Ma dove erano queste miniere ? Tornando indietro sempre sulla provinciale 257 per circa un paio di km, da un bivio sulla destra si accede su una strada, larga quando lo sono generalmente le nostre strade di campagna, che, a tratti in lieve salita, a tratti in piano, risale il declivio di una delle tante colline che degradano verso il Liri tra cui quella che, appunto, vanta la prerogativa di aver dato a suo tempo luogo alle cosidette \u201cmanifestazioni petrolifere\u201d. Non a caso, ancora oggi la localit\u00e0 vien detta Petroliera, dall\u2019originale \u201cpetrolara\u201d o \u201cpetrogliara\u201d o ancora, \u201cpetroliera\u201d, ed \u00e8 cos\u00ec ufficializzata nell\u2019elenco telefonico; al \u201cpetrolio\u201d, del resto, si richiama sia la piccola strada di cui si \u00e8 appena detto che il tratto della provinciale che dal bivio va a congiungersi alla Valle del Liri. Insomma, ancora oggi, qui tutto parla di petrolio anche se di esso non vi \u00e8 pi\u00f9 la bench\u00e9 minima traccia.<\/p>\n<p>Ovvero, diversamente da quando, nel 1868, il professore di chimica Carlo Cassola scopr\u00ec \u201cin questo posto addimandato la Petrolara\u201d, una sorgente \u201cstillante\u201d petrolio. Siamo, insomma, in quella zona in \u201ctenimento di San Giovanni Incarico\u201d dove \u201cfin dai tempi remoti, si osservarono delle fessure nella terra, che davano fumo ed evaporavano gas\u201d tant\u2019\u00e8 che gi\u00e0 Silio Italico (lib. 12) scriveva et quae fumantem texere giganta Fregellae, per significare la natura vulcanica di quella plaga.\u201d (Rocco Bonanni, Monografie storiche. FREST, Isola del Liri 1926, P. 170) Pasquale Cayro, il noto storico originario proprio di San Giovanni Incarico, parlando delle diverse fonti presenti nel territorio del suo paese evidenzia in particolare quella da dove \u201cscaturisce olio, che dicesi petrolio, producendo l\u2019 istess\u2019effetto dell\u2019olio del sasso, e di quello che si chiama di Santa Giuseppina di Padova, essendo molto giovevole a ragazzi per i vermi. Si \u00e8 ora coperta, per non farsene conto degli ignoranti, ma si raccoglie, facendosi un fossetto, e con empierlo d\u2019acqua, sopra la quale poi si raduna l\u2019olio, ed il sito si chiama fosso della Petrogliara.\u201d (Pasquale Cayro, storia sacra e profana di Aquino e sua diocesi. Libro 2. Napoli, presso Vincenzo Orsino, 1811, p. 165) Lo stesso Cayro, in una relazione sul sito e sul territorio del suo comune indirizzata il 28 gennaio 1812 al \u201csignor Francesco Perrini Redattore della Statistica in Terra di Lavoro\u201d, in Capua (Angelo Nicosia San Giovanni Incarico. Ricerche di Storia e Topografia. Amm.ne comunale di San Giovanni Incarico. 1991, p.118), precisa, inoltre, che di quest\u2019olio ci si serviva \u201ccon applicarlo nell\u2019umbilico, nelle giunture, e nelle narici del naso a\u2019 ragazzi quando venivano abbattuti da vermi\u201d. Nonostante tali benefici effetti, per\u00f2, annota a Cayro, da molti anni a questa parte niuno vi prende la cura di raccoglierlo.\u201d Anni dopo fu l\u2019ingegner Gaetano Tenore a notare che \u201cspontanei stillicidi indicavano la presenza del petrolio alla superficie del suolo\u201d (Priorit\u00e0 di osservazioni geologiche ed importanza industriale dei giacimenti petroliferi della Valle del Liri nella Terra di Lavoro pel Socio Ordinario Gaetano Tenore. Atti del R. Istituto d\u2019Incoraggiamento di Napoli. Adunanza del 13 giugno 1893. vol. II, n.4, p. 5.) anche se si trattava pi\u00f9 che altro di fango intriso di petrolio, ma solo pi\u00f9 tardi, poco prima del 1870, s\u2019incominciarono a scavare i primi pozzi i cui riscontri dovettero essere niente male se nel 1871 fu costituita a Milano la societ\u00e0 in accomandita \u201cSacchetti &amp; co.\u201d Trasformata poi, nel 1876, in \u201cSociet\u00e0 Italiana delle Miniere Petrolifere di Terra di Lavoro\u201d.<\/p>\n<p>E fu proprio questa societ\u00e0 ad invitare l\u2019insigne abate Antonio Stoppani (Lecco, 1824 \u2013 Milano, 1891), singolare figura di sacerdote, scienziato, patriota e scrittore, \u201carrecarsi a Giov[anni] Incarico, Pico, Colle San Magno ed altrove, perch\u00e9 sopra luogo facesse delle osservazioni scientifiche\u201d (Rocco Bonanni, Op. Cit., p.171) cosa che accade la prima volta \u201cal principio di giugno 1872\u201d e di cui lo stesso Stoppani avrebbe poi ampliamente riferito in una lettera al direttore del giornale il Sole pubblicata il 15 giugno 1877. ed \u00e8 lo stesso Stoppani, divenuto intanto presidente della societ\u00e0, ad informarci anche sulle vicende della miniera in una relazione inviata nel 1880 agli azionisti. Dopo aver sondato il terreno con la trivellazione di 14 pozzi \u201cspinti fino alla profondit\u00e0 di 15 a 20 metri\u201d da cui scaturirono circa 700 quintali di petrolio, la societ\u00e0, incoraggiata, da questi risultati, acquist\u00f2 macchine e attrezzi necessari per scavare pozzi di maggiore profondit\u00e0 \u201ccol sistema americano.\u201d Il primo di questi, il pozzo Lombardi, sebbene raggiungesse i 105 metri di profondit\u00e0, non diede, per\u00f2, i risultati sperati. Ma non ci perse d\u2019animo e se ne scav\u00f2 un altro, il pozzo Stoppani, ad alcune centinaia di metri dal precedente. E stavolta i risultati non mandarono deluse le attese: ad appena 34 metri c\u2019era il petrolio, tanto che per almeno 4 anni, dal 1872 alla fine del 1876, si riempirono da cinque a sei botti al giorno. Ancora meglio and\u00f2 con il pozzo Antonio che il 6 agosto 1873, a metri 41 di profondit\u00e0, cominci\u00f2 a dare un prodotto giornaliero di 6 a 7 botti di petrolio (da litri 960 a 1120). \u201cCos\u00ec si scavarono, con esito diverso ma complessivamente con deciso profitto diversi pozzi\u201d. E come se i risultati non bastassero di per s\u00e9 a qualificare l\u2019iniziativa, Stoppani riferisce delle positive conclusioni cui era pervenuto l\u2019ingegnere \u201cspecialista\u201d tedesco Strippelmann, incaricato di eseguire studi sia sul territorio su cui \u201csi estendono i diritti sociali\u201d, ovvero quelli di San Giovanni Incarico e di Pico, sia su alcune propriet\u00e0 della \u201cSociet\u00e0 Italiana delle Miniere Petrolifere di Terra di Lavoro\u201d a Pontecorvo, Aquino, Arce, Pastena e Roccasecca: tutto il territorio interessato \u201cgode di un\u2019importanza di sommo grado e promette assai tanto se lo si consideri dal punto di vista geologico, minerario e tecnologico, quanto se lo si pigli dal lato delle esperienze eseguite per mezzo di pozzi i cui risultamenti, considerati finanziariamente, sono gi\u00e0 una prova di fatto di questo giudizio\u201d. Dall\u2019inizio delle estrazioni fino a met\u00e0 settembre 1879 il totale del petrolio ottenuto dai pozzi di san Giovanni Incarico, \u201cfra le materie migliori atte alla fabbricazione del gas illuminante ed olio lubrificante\u201d, ammonta a 7.848 barili pari a 1.330.760 kg per un valore di smercio di circa 284000 lire, qualcosa come 650000 euro. L\u2019abate Stoppani, naturalmente accenna al petrolio di San Giovanni Incarico anche nel suo libro pi\u00f9 noto, il Bel Paese, riferendo, tra l\u2019altro, questo specifico episodio: \u201cil 12 luglio 1877 l\u2019egregio Direttore Tecnico, Capitano Achille Sacchetti, aveva spinto il traforo del pozzo alla profondit\u00e0 di quasi 40 metri. Il gas infiammabile ribolliva con forte rumore dal fondo.<\/p>\n<p>D\u2019un tratto il petrolio sgorga, e su su, con forti boati, riemp\u00ec il pozzo, levandosi in colonna entro i tubi fino all\u2019altezza di 4 metri sopra la superficie del suolo. Lo sgorgo continua cos\u00ec, che si dura fatica a contenerlo, e tutto quanto senza far soffrire o mettere in pericolo nessuno. Ora la Societ\u00e0 Italiana delle Miniere Petrolifiche di Terra di Lavoro pu\u00f2 mettere in vendita annualmente una quantit\u00e0 non minore di 24000 quintali di petrolio, che si presta principalmente per l\u2019illuminazione a gas.\u201d (Antonio Stoppani, il Bel Paese. Antonio Vallardi Editore. Milano, 1948, p.273) \u201cLe cose andavano benissimo\u201d, scrive mons. Bonanni, 2tanto che la Societ\u00e0 Compagnone fabbric\u00f2 una distilleria sulla Civita \u2013 Farnese, verso Isoletta, poco prima del ponte sul Liri. Si lavorava con attivit\u00e0 nell\u2019estrazione; il petrolio veniva fuori da un pozzo artesiano in tanta quantit\u00e0 da non avere pi\u00f9 recipienti in cui riporlo; si credette opportuno otturare provvisoriamente il pozzo! Quando si riapr\u00ec il petrolio era scomparso! Si fecero dei saggi da per tutto,ma con esito sfavorevole!! Auguriamoci che la nuova Societ\u00e0 Petrolifera, sia fortunata nel rintracciare le correnti sotterranee!! \u201c(Rocco Bonanni, op. cit., p.171.) L\u2019augurio, per\u00f2, non ebbe riscontro. In realt\u00e0 per\u00f2, se dobbiamo dar credito a ci\u00f2 che riferisce Gaetano Sacchetti, l\u2019episodio avrebbe avuto ben altra causa: \u201cil 15 agosto 1877, come dal racconto della Signora Maria Renzi in Sabetta e confermato dalla quasi centenaria Anna Boffi le maestranze della miniera del petrolio, vollero rispettare scrupolosamente il riposo festivo per la ricorrenza dell\u2019Assunzione di M. V., e non potendo, d\u2019altro canto, riuscire a contenere l\u2019abbondante afflusso del liquido, ebbero l\u2019infelice idea di otturare i pozzi, servendosi di grossi tronchi di alberi. \u201cMa un\u2019amara sorpresa attendeva il giorno seguente, gli ingenui e maldestri operai: il petrolio, come per incanto, era sparito; ovvero il sacco petrolifero aveva deviato il suo corso naturale per disperdersi nelle viscere della terra. \u201cVane sono risultate le innumerevoli trivellazioni, ancora oggi tentate, per riportare alla superficie il prezioso combustibile. Il danno derivato ad Isoletta fu rilevante perch\u00e9 diversi operai addetti all\u2019industriale risorsa petrolifera (estrazione, raffineria, spedizione, ecc) rimasero improvvisamente senza lavoro. Il Castello medievale, adibito a deposito e smistamento del carburante rimase inutilizzato e la stazione ferroviaria fino ad allora in pieno fervore di opere, sub\u00ec nel movimento dei trasporti una sensibile stasi. Anche la moderna distilleria, con la sua gigantesca ciminiera rimaneva inoperosa accrescendo la mestizia in tutti coloro che transitavano nell\u2019adiacente strada Civita Farnese. Purtroppo il prezioso oro nero si era in un baleno tramutato in miseria nera per moltissimi abitanti del luogo!\u201d (Gaetano Sacchetti, Storia e cronoca di Isoletta. Borgo San Dalmazo (Cuneo), 1957, pp.47-48). A San Giovanni Incarico, comunque, si prosegu\u00ec nell\u2019estrazione del petrolio evidentemente con altri pozzi se \u00e8 vero che nel 1878 quelli \u201cdella miniera petroliera raggiunsero la produzione di 480 metri cubi di petrolio\u201d.<\/p>\n<p>Ma sono gli unici ed ultimi dati. Di l\u00ec a poco, infatti, le ricerche vennero abbandonate per riprendere solo nel 1914 allorch\u00e8 cominci\u00f2 ad utilizzarsi un sistema di scavo detto \u201ccanadese\u201d, ovvero \u201calla corda\u201d, che consent\u00ec di spingersi a profondit\u00e0 ben maggiori di quelle toccate sino ad allora: \u201cil primo pozzo relativamente profondo che, dopo avere attraversato argille ed arenarie, con leggere emanazioni di gas, raggiunse, a m. 463 di profondit\u00e0 un banco di calcare biancastro e fessurato riccamente impregnato di petrolio.\u201d (Angelo Sabella, le risorse minerarie del Lazio. Roma. 1954, p.89). con i successivi pozzi, ben 29, si arrivarono a toccare quasi 1000 metri (985 per l\u2019esattezza). I risultati, per\u00f2, non sempre diedero esito positivo. In proseguo di tempo l\u2019attivit\u00e0 estrattiva della miniera \u201cpetroliara\u201d verr\u00e0 assegnata (D.M. 15 ottobre 1921) alla \u201cSociet\u00e0 Petroli d\u2019Italia\u201d per la durata di 30 anni: inizialmente riferita al solo territorio del comune di San Giovanni Incarico, con un successivo decreto del 18 maggio 1925 viene estesa ad alcuni terreni dei comuni di Falvaterra e di Ceprano; quindi, il 25 settembre 1941, all\u2019originaria concessione viene abbinata la miniera detta farnesina, sita in comune di Pico, cui in particolare si riferiscono i pozzi Perelli e Crodara, per i quali le perforazioni iniziarono, rispettivamente nel 1871 e nel 1877. quanto alla gestione, in ultimo essa viene trasferita ed intestata alla societ\u00e0 Victoria di Milano (D.M. 25 settembre 1941) per una durata quasi trentennale. Altre informazioni datano 1933 quando i sette pozzi a quel tempo in funzione riescono a produrre una media giornaliera di 1500 litri di olio bituminoso. Poi, per\u00f2, tra il 1934 e il 1936, l\u2019elevata tassa di fabbricazione ed il totale esaurimento dei serbatoi a disposizione costrinsero la societ\u00e0 concessionaria a cessare temporaneamente il pompaggio. Nel 1943, quando gli eventi bellici obbligarono la sospensione dei lavori di perforazione, erano in attivit\u00e0 13 pozzi, ognuno dei quali produceva mediamente ogni giorno \u201ctonn. 0,2\u201d di olio misto ad acqua. Dopo la forzata interruzione per cause belliche, nel 1947 la societ\u00e0 Victoria riprese l\u2019attivit\u00e0. Due anni dopo era stato anche ultimato l\u2019oleodotto che collegava da \u201cpetroliara\u201d alla stazione ferroviaria \u201cIsoletta- San Giovanni Incarico\u201d: realizzato con tubi del diametro di 3 pollici era lungo 5 km e mezzo ed era fornito di vasche di caricp e di pompamento\u201d, tra cui il serbatoio di cui si \u00e8 detto all\u2019iniozio. Alla stazione di Isoletta, inoltre, furono ricostruiti i basamenti di cementi e ripristinati i serbatoi che avevano una capacit\u00e0 complessiva di un centinaio di metri cubi. Sempre nel 1949 fu ultimata la conduttura dell\u2019olio greggio dal centro di raccolta ai serbatoi presso la caldaia di disidratazione e furono costruiti a Ceprano depositi interrati ai quali il petrolio arrivava dalla miniera per mezzo di autocisterne. Furono anche riparate in gran parte le baracche in legno che ospitavano officine, magazzini, abitazioni, uffici ed altro. Alla fine, per\u00f2, tutto ci\u00f2 si rivel\u00f2 inutile perch\u00e9 in quello stesso anno, sia per le difficolt\u00e0 di vendita del prodotto, utilizzato come olio a bassa lubrificazione, sia per il progressivo aumento dell\u2019imposta di fabbricazione, fu sospeso il \u201cpompamento\u201d dei pozzi. \u201cA ci\u00f2 si deve aggiungere\u201d, precisa l\u2019ing. Sabella, \u201cil maggior costo del prodotto a causa dei vari trasporti e trasbordi che il prodotto doveva subire da lamiera alla stazione ferroviaria di Ceprano a causa della mancata istallazione, da parte delle ferrovie dello stato, di una bascula per il peso dei vagoni cisterna ad Isoletta, cosa che rese inutile le costruzioni dell\u2019oliodotto.\u201d (Angelo Sabella, origine, andamento e stato attuale delle ricerche di idrocarburi nel territorio della provincia di Frosinone (I parte). In rivista economica della provincia. Camera di Commercio industria e agricoltura di Frosinone. A. II, N.7 luglio 1952, p.22) Conseguenza ovvia fu il licenziamento di tutte le maestranze, diverse decine di persone ad eccezione del magazziniere. (Fonte: Periodico la Lucerna. Articolo di Costantino Jatecola).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/comunicacity.net\/sangiovanniincarico\/wp-content\/uploads\/sites\/161\/2018\/12\/Petrolifera-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-188\" srcset=\"https:\/\/comunicacity.net\/sangiovanniincarico\/wp-content\/uploads\/sites\/161\/2018\/12\/Petrolifera-300x225.jpg 300w, https:\/\/comunicacity.net\/sangiovanniincarico\/wp-content\/uploads\/sites\/161\/2018\/12\/Petrolifera.jpg 320w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>La Storia della Ricerca Petrolifera in Italia<\/strong><\/p>\n<p><strong>1870<\/strong> &#8211; Gli Stranieri Scoprono l&#8217;Italia<\/p>\n<p>Le informazioni relative agli anni 1860 \u2013 1920 sono tratte dal libro: L&#8217;Italia e il petrolio, tra storia e cronologia di Manlio Magini ed. Mondadori<\/p>\n<p><strong>1871<\/strong><\/p>\n<p>Si costituisce l&#8217;Accomandita Sacchetti &amp; C. per lo sfruttamento del campo di S. Giovanni Incarico (Frosinone): le perforazioni danno buoni risultati. Il governo accorda concessioni nei Comuni di Rivanazzano e Retorbido (Pavia), le cui produzioni sono per alcuni anni assai esigue.<\/p>\n<p><strong>1872<\/strong><\/p>\n<p>Il conte Lodovico Marazzani riprende la ricerca nella concessione Montechino (Piacenza).<br \/>\nA S.Giovanni Incarico si scopre un deposito abbondante di petrolio. I sigg. Gombi e Colla rinunciano alla concessione nella zona di Neviano de&#8217;Rossi e Vallezza (Parma).<\/p>\n<p><strong>1879<\/strong><\/p>\n<p>Sorge a S. Giovanni Incarico (Frosinone) una raffineria per la distillazione del petrolio estratto localmente (602 t.) dalla Societ\u00e0 delle Miniere Petrolifere di Terra di Lavoro, subentrata alla Sacchetti &amp; C. Promotrice \u00e8 la tedesca Schumann, Kuckler &amp; C. La cattiva qualit\u00e0 del greggio consente all&#8217;impianto di produrre solo lubrificanti ed oli densi. La A. Donzelli, ripresi i lavori a Miano (Parma), ottiene la dichiarazione di scoperta del giacimento. Il conte Marazzani rileva da L&#8217;Esploratrice la miniera di Montechino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quasi in prossimit\u00e0 dell\u2019innesto della provinciale 257, proveniente da Pontecorvo, nella ex statale Valle del Liri, gi\u00e0 a Via Civita Farnese, al di sopra della scarpata, un vecchio serbatoio ormai [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"featured_media":187,"parent":0,"menu_order":0,"template":"","meta":[],"plugin_turismo":[],"class_list":["post-186","turismo","type-turismo","status-publish","has-post-thumbnail","hentry"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.4 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Il Petrolio a San Giovanni Incarico - San Giovanni Incarico<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/comunicacity.net\/sangiovanniincarico\/turismo\/il-petrolio-a-san-giovanni-incarico\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Il Petrolio a San Giovanni Incarico - 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