{"id":209,"date":"2018-12-06T17:41:04","date_gmt":"2018-12-06T16:41:04","guid":{"rendered":"https:\/\/comunicacity.net\/sangiovanniincarico\/?post_type=turismo&#038;p=209"},"modified":"2018-12-10T12:54:06","modified_gmt":"2018-12-10T11:54:06","slug":"i-longobardi-e-la-nascita-di-carica","status":"publish","type":"turismo","link":"https:\/\/comunicacity.net\/sangiovanniincarico\/turismo\/le-origini-del-nostro-paese\/i-longobardi-e-la-nascita-di-carica\/","title":{"rendered":"I Longobardi e la nascita di \u201cCarica\u201d"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">Il definitivo abbandono della citt\u00e0 si ebbe attorno al 587, quando venne distrutta dai Longobardi, un popolo barbaro violento e grezzo di origine germanica che sotto la guida del Re\u00a0<b>Alboino<\/b>\u00a0vennero in Italia attorno al 568 conquistando i territori della\u00a0<i>Lombardia, Emilia, Toscana, Umbria (Ducato di Spoleto) e Campania (Ducato di<\/i><i>Benevento<\/i>) mentre il resto dell\u2019Italia rimase sotto la giurisdizione dell\u2019Imperatore bizantino. Fu per ordine del\u00a0<i>Duca di Benevento<\/i>\u00a0<b>Zottone\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">I che fu distrutta la citt\u00e0 di Fabrateria Nova insieme a quella di Atina ed Aquino portando cos\u00ec i confini sul fiume Liri. Gli abitanti della citt\u00e0 si sparsero un poco ovunque, alcuni si rifugiarono sulle pendici del nostro monte Formale (Madonna della Guardia) e diedero consistenza all\u2019attuale paese di San Giovanni Incarico (<b>CARICA<\/b>). Altri si stanziarono presso l\u2019ultima propaggine dei monti\u00a0<i>Lepini<\/i>costituendo l\u2019attuale paese di\u00a0<i>Falvaterra\u00a0<\/i>(Fabraterra), un\u2019altro gruppo si trasfer\u00ec sulla sponda sinistra del fiume Liri ove sorse la cittadina attuale di\u00a0<i>Isoletta<\/i>\u00a0(Insula Pontis Solarati). Tutti e tre i paesi si ritrovarono a far parte dell\u2019agro Aquinate sotto il dominio Longobardo. Inutile dire come fosse stato difficile agli inizi per gli abitanti del nostro paese, vivere quasi in condizioni di schiavit\u00f9 senza tetto e minacciati dalla fame e dalle malattie. Si entr\u00f2 a far parte del ducato di Benevento, uno dei pi\u00f9 importanti ducati della storia longobarda in Italia. Data la lontananza del governo centrale, non essendo sottoposti alla diretta sorveglianza del Re, divenne quasi un vero stato autonomo.<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Il nostro paese<\/b>\u00a0cominci\u00f2 a formarsi lentamente, dando origine al primo nucleo abitato presso l\u2019attuale Piazza Giudea. Le prime abitazioni furono molte povere e servirono solo a ripararsi dalle intemperie. Il paese agli inizi prese il nome di\u00a0<b>Carica\u00a0<\/b>presumibilmente perch\u00e9 le prime le prime abitazioni furono edificate nelle vicinanze di piante di fico. Infatti in latino la parola carica equivale a\u201d\u00a0<b><i>fico secco<\/i><\/b>\u201c. Questa versione data anche dal\u00a0<i>Cayro<\/i>sembra la pi\u00f9 verosimile, anche perch\u00e9 sappiamo benissimo come il nostro territorio anticamente era ricco di questo tipo di pianta. Sempre secondo il\u00a0<i>Cayro<\/i>\u00a0che ci fornisce un\u2019altra versione, il nome\u00a0<b>Carica\u00a0<\/b>deriva dalle famiglie fondatrici del paese, dal cognome Carico, quest\u2019ultimo molto in uso nell\u2019Impero Romano tipo\u00a0<b>Marco Aurelio Carico, Publio Elio Carico,\u00a0<\/b>presenti anche tra gli abitanti della stessa Fabrateria Nova. A contrastare queste versioni, ci ha pensato il\u00a0<b>Cav. Don Gabriele<\/b>\u00a0<b>Jannelli<\/b>\u00a0che il 07-10-1877 nella commissione conservatrice dei monumenti ed oggetti dell\u2019antichit\u00e0 della\u00a0<i>Provincia di Terra di Lavoro<\/i>, affermava che l\u2019origine del nome\u00a0<b>Incarico<\/b>aggiunto a San Giovanni non corrispondono alle versioni del\u00a0<i>Cayro,<\/i>\u00a0bens\u00ec ad un alterazione come in tante parole del tempo della parola antica\u00a0<b>Clanica,\u00a0<\/b>derivante dal fiume<b>Clani\u00a0<\/b>(Liri) che ne bagna la contrada. Nome del fiume in uso sicuramente nel tempo di cui lo\u00a0<b>Strabone<\/b>\u00a0il famoso storico e geografo greco che visse a Roma intorno al 40 a.C. ci ha lasciato traccia e di cui anche\u00a0<b>Plinio il Vecchio<\/b>ne emenda il nome. Per lo stesso motivo il monte prese il nome di\u00a0<b>Formale\u00a0<\/b>per i molti sbocchi di acqua che dalle sue falde, andavano a confluire nel fiume stesso. Un\u2019altra tesi attribuisce il nome Incarico al paese di origine del patrono San Giovanni Battista vale a dire\u00a0<b>Incarim\u00a0<\/b>nella\u00a0<i>Palestina<\/i>, per\u00f2 questa tesi \u00e8 scartata da molti studiosi, in quanto il nome del patrono accanto al nome del paese appare solo dopo il 1053, quando il paese venne scisso da\u00a0<i>Pontecorvo<\/i>, che precedentemente lo comprendeva come risulta da una scrittura antica conservata presso il Monastero di Montecassino\u00a0<b>\u201d Castri S. Joannis territoris Pontis<\/b>\u00a0<b>Curvi\u201d<\/b>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il nostro paese fu sotto il dominio Longobardo per 206 anni fino al 774, quando\u00a0<b>Carlo Magno<\/b>\u00a0<i>Re di Francia ed Imperatore d\u2019Occidente<\/i>, sconfisse a Pavia\u00a0<b>Re Desiderio<\/b>esiliandolo insieme ai suoi famigliari in un convento in Francia dove termin\u00f2 i suoi giorni. In questo anno Carlo Magno innalz\u00f2 il ducato di\u00a0<i>Benevento<\/i>\u00a0a principato. Nel 845 il principato si scisse in due dando origine al principato di\u00a0<i>Salerno<\/i>\u00a0che comprendeva tra l\u2019altro il nostro paese. Questo principato a sua volta si divise dando origine al contado di\u00a0<i>Capua<\/i>\u00a0che eredit\u00f2 cinque dei sedici gastaldati che aveva in possesso. Il pi\u00f9 importante gastaldato del contado di Capua fu\u00a0<i>Sora<\/i>\u00a0che era quello con maggiore estensione e geograficamente pi\u00f9 lontano da Capua. Per questa maggiore estensione fu divisa in due dando origine al gastaldato di\u00a0<i>Aquino<\/i>. Il primo gastaldo di Aquino fu\u00a0<b>Rodoaldo<\/b>\u00a0parente dei conti di Capua. Il nostro paese come Falvaterra ed Isoletta entrarono alle dipendenze di questo gastaldato. Alla morte di Rodoaldo nel 883 gli successe\u00a0<b>Adenolfo I detto\u00a0<\/b>Megal\u00f9 artefice della costruzione del castello di S. Giovanni Incarico. Il castello doveva servire a difendere la popolazione dalle continue incursioni e devastazione dei Saraceni, popolo di origine araba che provenienti dall\u2019Africa settentrionale dediti soprattutto alla razzia, occuparono prima la Spagna poi la Sicilia dirigendosi subito dopo verso il centro. Fu in quel periodo, dopo che si erano insediati alle foci del Garigliano che intrapresero una serie di saccheggi ai danni soprattutto delle popolazioni delle nostre campagne. Ad Adenolfo I successero nell\u2019ordine di tempo ,\u00a0<b>Rutiperto, Siconolfo\u00a0<\/b>I e infine\u00a0<b>Adenolfo<\/b>\u00a0II che fu l\u2019ultimo dei castaldi, ed il primo dei conti di Aquino. La contea di Aquino, preoccupata della crescente influenza che esercitava nella zona il Monastero di Montecassino, si pose in aperta ostilit\u00e0 con l\u2019abbate\u00a0<i>Aligerno<\/i>. Questa ostilit\u00e0 si protrasse per molti anni anche tra i successori di Adenolfo II. Infatti\u00a0<b>Adenolfo<\/b>\u00a0III ebbe a contendersi con l\u2019abbate\u00a0<i>Mansone di Mntecassino<\/i>, fondatore quest\u2019ultimo del castello di\u00a0<i>Roccasecca<\/i>. Il successore\u00a0<b>Adenolfo\u00a0<\/b><b>IV<\/b>\u00a0si contese con l\u2019abbate\u00a0<i>Richero<\/i>\u00a0in lotte durissime che port\u00f2 alla cattura e conseguente prigionia di quest\u2019ultimo. Per\u00f2 in quell\u2019anno una terribile epidemia scoppi\u00f2 in Aquino mietendo un gran numero di vittime tra cui il figlio di\u00a0<b>Adenolfo IV<\/b>, il conte\u00a0<b>Siconolfo III<\/b>\u00a0che mor\u00ec di peste. Il popolo credendo che l\u2019epidemia fosse stato un castigo del cielo per le cattiverie subite dall\u2019abbate\u00a0<i>Richero<\/i>, volle che terminasse per sempre questa rivalit\u00e0. Fu per questo che i fratelli\u00a0<b>Adenolfo V<\/b>\u00a0e\u00a0<b>Landone II<\/b>\u00a0andarono a Montecassino a pregare perch\u00e9 cessasse l\u2019epidemia. AdenolfoV promesse pace e fedelt\u00e0 a Montecassino. Lo stesso Adenolfo V fu nominato\u00a0<b>Duca<\/b>\u00a0<b>di Gaeta<\/b>, a Landone II gli fu assegnata la contea di Aquino, a\u00a0<b>Pandone I<\/b>\u00a0la contea di\u00a0<i>Vicalbo (Valle di Comino<\/i>) ed a\u00a0<b>Landone III<\/b>\u00a0la contea di\u00a0<i>Pontecorvo<\/i>. Il figlio di quest\u2019ultimo il conte\u00a0<b>Giovanni Scinto\u00a0<\/b>il\u00a0<b>27-07-1066<\/b>ebbe l\u2019investitura di\u00a0<i>San Giovanni Incarico<\/i>\u00a0da\u00a0<b>Riccardo I<\/b>principe normanno di Capua per la sua fedelt\u00e0 dimostrata vero di loro avendo favorito al loro successo. Con il feudo presero il nome gentilizio San Giovanni che si tramandarono i vari successori con ereditariet\u00e0. Il documento originale dell\u2019atto di donazione \u00e8 conservato presso l\u2019archivio di Montecassino e venne pubblicato parzialmente dallo\u00a0<b>Scandone<\/b>\u00a0ed in regesti dal\u00a0<b>Laccisotti.<\/b>Come si rileva dal\u00a0<i>Pratillo<\/i>\u00a0padre\u00a0<b>Giacomo Erardo<\/b>scrivendo di San Tommaso di Aquino tra gli elogi che gli professa, lo chiama conte di Aquino e del castello di San Giovanni. I figli di Giovanni Scinto che ereditarono il nome gentilizio di San Giovanni adottarono una politica diversa da quella del padre, tanto che furono spodestati dai loro possessi dal principe di Capua che don\u00f2 tutto a\u00a0<b>Marotta<\/b>moglie di\u00a0<b>Goffredo Ridello<\/b>\u00a0normanno che fu Conte di\u00a0<i>Pontecorvo,<\/i>\u00a0Duca di Gaeta e Barone di San Giovanni Incarico. I Ridello e i loro successori non tennero per lungo tempo San Giovanni Incarico. In quel periodo nel 1138 durante il pontificato di\u00a0<b>Papa Innocenzo II,<\/b>\u00a0San Giovanni Incarico Isoletta e Falvaterra furono assediate e bruciate. Ma mentre il Papa era a San Germano a festeggiare la vittoria veniva di sorpresa raggiunto dai Normanni e fatto prigioniero insieme alla sua scorta di Cardinali. Successivamente venne liberato, dopo per\u00f2 essersi impegnato a dare l\u2019investitura regale a\u00a0<b>Ruggero II<\/b>. Nel 1169 Barone di San Giovanni Incarico troviamo\u00a0<b>Rinaldo Boccavidello<\/b>\u00a0del ramo della casa di\u00a0<i>Aquino<\/i>\u00a0figlio di\u00a0<b>Adenolfo VIII<\/b>\u00a0Conte di\u00a0<i>Atina<\/i>. Nel 1170 si verific\u00f2 un terribile terremoto che fece tuonare da solo le campane del paese senza arrecare per\u00f2 danni alle abitazioni. Ci fu chi disse che quei rintocchi delle campane volessero significare severo ammonimento per le popolazioni restie ad affrontare la lotta in Palestina per la difesa della Chiesa. Fu cos\u00ec che quando ci fu la spedizione in Terra Santa per la\u00a0<i>III crociata<\/i>\u00a0nel 1187, San Giovanni mand\u00f2 un soldato, un altro per Rio Matrice con l\u2019impegno di mandarne altri quattro. Le truppe capitanate da\u00a0<b>Federico Barbarossa<\/b>parteciparono con 600.000 armati. Federico Barbarossa mor\u00ec annegato nel 1190 nelle acque del\u00a0<i>fiume Salef in Cilicia<\/i>\u00a0regione storica dell\u2019Asia minore, cos\u00ec la spedizione privata del suo valoroso combattente si ritir\u00f2 rientrando frettolosamente in Italia. A Barbarossa successe\u00a0<b>Federico II<\/b>\u00a0al quale bench\u00e9 avesse solo 4 anni gli assegnarono subito il titolo\u00a0<i>di re di Sicilia\u00a0<\/i>(1198)\u00a0<i>e di Germania<\/i>\u00a0(1212) e fu incoronato\u00a0<i>Imperatore di Germania<\/i>\u00a0nel 1220.Nel 1227 per volere del Pontefice, Federico II part\u00ec per la crociata in Terra Santa, ma subito dopo rientro in patria perch\u00e9 colpito da pestilenza.\u00a0<b>Gregorio IX<\/b>, ritenendo la malattia una simulazione, gli commin\u00f2 una scomunica. L\u2019anno seguente nel 1228 Federico II part\u00ec nuovamente per la crociata dove ottenne pieni successi. Durante la sua assenza soldati del Pontefice detti\u00a0<i>chiavisegnati<\/i>\u00a0( a causa dei loro vestiti che portavano impressa sulla parte anteriore la chiave di San Pietro ) occuparono tutti i suoi stati tra cui San Giovanni Incarico che a quel tempo era difeso dal\u00a0<b>Barone Bartolomeo da Supino<\/b>. Occupate le citt\u00e0 di\u00a0<b>San Giovanni Incarico Insula Pontis<\/b>\u00a0<b>Solarati e Pastena<\/b>, le truppe papaline avanzarono verso Fondi ma qui trovarono una imprevista resistenza da parte delle forze di\u00a0<b>Giovanni Poli<\/b>\u00a0le quali contrattaccando violentemente le truppe di Gregorio IX le costrinsero ad una disastrosa ritirata fino a Ceprano. Federico II intanto dopo aver partecipato vittoriosamente alla VI Crociata in Palestina, rientr\u00f2 in patria, ma qui a differenza di quanto sperava, non trov\u00f2 alcuna riconoscenza da parte del papa, bens\u00ec venne dallo stesso pontefice combattuto dato che su di lui ancora pesava la scomunica. Fu cos\u00ec che Federico II indignato dopo essersi vendicato di alcuni suoi seguaci mosse guerra verso il Papa ma una eccezionale inondazione del Tevere attribuita al castigo di Dio, lo ferm\u00f2 alle porte di Roma, proprio quando la vittoria era ad un passo. Nel 1230 i due contendenti si riconciliarono e prima di recarsi ad Anagni per ossequiare il pontefice Federico II, nella cappella di Santa Giusta (Isoletta) venne finalmente assolto da tutti i suoi peccati dal\u00a0<b>Cardinale Giovanni Di Sabina<\/b>. Nel 1240 si riaccese la rivalit\u00e0 e Federico II diffidando sempre della correttezza delle truppe del Papa che spesso sconfinavano sul suo territorio decise di fondare una nuova citt\u00e0 fortificata che prese il nome di\u00a0<b>Flagella\u00a0<\/b>detta comunemente Civita Flagella. Questo potente fortilizio sorse sulla sponda sinistra del fiume Liri e precisamente sulle alture prospicienti alla citt\u00e0 di Ceprano e venne abitata dalla gente dei paesi vicini San Giovanni Incarico Arce Isoletta e Pastena. La citt\u00e0 si estendeva dalle colonnelle di Santa Giusta sulle rovine dell\u2019antica citt\u00e0 di Fregellae fino alla Civita, a sud di Insula Pontis Solarati. Fu in questo periodo che il nome di\u00a0<i>Insula Pontis<\/i>\u00a0<i>Solarati si tramut\u00f2 in Isoletta<\/i>, che etnologicamente sta ad indicare un piccolo gruppo isolato di case oppure opera di fortificazione circondata da acqua. Nel 1243 Federico II soggiorn\u00f2 per alcuni giorni nella nuova citt\u00e0 che ebbe un\u2019esistenza molto breve, infatti alla morte di Federico II avvenuta in Puglia il 13\/12\/1250\u00a0<b>Papa Innocenzo IV<\/b>\u00a0fece occupare e distruggere la citt\u00e0 di Flagella. Questo gesto irriguardoso irrit\u00f2 molto\u00a0<b>Corrado IV<\/b>\u00a0figlio di Federico II e nuovo successore al trono il quale pur non essendo sufficientemente preparato, non esit\u00f2 ad impugnare le armi contro il pontefice. Nello stesso anno 1254 Corrado mor\u00ec a lui successe il figlio naturale di Federico\u00a0<b>Manfredi<\/b>\u00a0che cerc\u00f2 subito di portare avanti il suo sogno cio\u00e8 quello di conquistare l\u2019intera penisola. Ma questo suo sogno trapelato al successore di Innocenzo IV\u00a0<b>Papa Urbino IV<\/b>fece correre ai ripari quest\u2019ultimo che gli invi\u00f2 contro\u00a0<b>Carlo<\/b><b>d\u2019Angi\u00f2,<\/b>\u00a0<i>Conte di Provenza<\/i>\u00a0con 15.000 uomini. Manfredi provvide subito a fortificare la sponda sinistra del Liri presso Ceprano e ne affid\u00f2 le difese a\u00a0<b>Riccardo D\u2019Aquino<\/b><i>Conte di<\/i>\u00a0<i>Caserta e al Gran Connestabile Conte<\/i>\u00a0<b>Giordano Lancia<\/b>. Ma Riccardo Gi\u00e0 d\u2019accordo con Carlo d\u2019Angi\u00f2, abbandon\u00f2 la difesa lasciando via libera al nemico, capitolarono senza resistenza\u00a0<i>Arce<\/i>\u00a0con la sua potente Rocca e successivamente\u00a0<i>l\u2019Abbazia di Montecassino<\/i>,\u00a0<i>Pontecorvo, Aquino, S. Giovanni Incarico ed Isoletta<\/i>. Il 20-02-1266 Manfredi, tradito dallo zio\u00a0<i>Conte di Maletto<\/i>\u00a0e da suo cognato\u00a0<i>Conte di Acerra<\/i>\u00a0venne sconfitto da Carlo d\u2019Angi\u00f2 e ucciso in combattimento a\u00a0<i>Gradella presso Benevento<\/i>. La sua salma qui sepolta fu fatta dissotterrare\u00a0<i>dall\u2019Arcivescovo di Cosenza Mons<\/i>.\u00a0<b>Bortolomeo Pignatelli<\/b>, per richiesta di\u00a0<b>Papa Clemente IV<\/b>\u00a0e trasportato fuori dal territorio della Chiesa. Fu cos\u00ec che la spoglia del valoroso Ghibellino ( definito dal\u00a0<i>Dante<\/i>\u00a0biondo bello e di aspetto gentile) furono gettate nel fiume\u00a0<i>Liri<\/i>\u00a0nei pressi del ponte di Ceprano. Nel 1267, il giovanissimo\u00a0<b>Corradino di Svevia<\/b>, sollecitato da molti notabili, con un esercito di circa di 14.000 uomini, cal\u00f2 in Italia per riscattare la sconfitta subita da Manfredi a Benevento. Nelle vicinanze di Arezzo pieg\u00f2 le forze francesi per\u00f2 poco dopo venendogli a mancare l\u2019aiuto finanziario promessogli da alcuni potenti notabili, fu costretto a ridurre il numero effettivo del suo esercito che si assottigli\u00f2 a 3000 uomini, fu cos\u00ec che con queste forze inadeguate il giovanissimo Corradino prosegu\u00ec la lotta , ma inevitabilmente fu sconfitto presso\u00a0<i>i campi Palentini a Tagliacozzo<\/i>\u00a0il 23-08-1268. Fuggito chiese asilo nella\u00a0<i>Torre dei Frangipani in Astura (Lazio<\/i>) ma il Conte\u00a0<b>Jacopo Frangipane<\/b>\u00a0lo consegn\u00f2 a Carlo d\u2019Angi\u00f2 il quale il 29-10-1268 lo fece decapitare su un palco, appositamente eretto in\u00a0<i>Piazza del Mercato a Napoli<\/i>. Lo sfortunato combattente aveva appena 16 anni e la sua sventurata morte suscit\u00f2 enorme emozione, alla sua memoria\u00a0<i>Aleardo Aleardi<\/i>\u00a0gli dedic\u00f2 alcuni commoventi versi. A Carlo d\u2019Angi\u00f2 successe nel 1282 il figlio\u00a0<b>Carlo II<\/b>\u00a0il quale nel 1289 riconosce in\u00a0<b>Riccardo da Montenegro<\/b>\u00a0i diritti su\u00a0<i>Arpino Fontana, S. Giovanni Incarico<\/i>,\u00a0<i>Ambrifi, Roccaguglielma, Ripa di Limosano, Terrazzano e Montesano<\/i>\u00a0grazie ad una convenzione stipulata tra Carlo d\u2019Angi\u00f2 e la Chiesa Romana e concede ai figli del Riccardo in feudo nobile le due baronie\u00a0<i>di S. Giovanni Incarico e Roccaguglielma<\/i>. Nel 1296 troviamo come\u00a0<i>Barone di S. Giovanni Incarico<\/i>\u00a0<b>Bernardo Caracciolo<\/b>fedele consigliere e cameriere di Carlo II. A Carlo II morto nel 1309 successe\u00a0<b>Roberto d\u2019Angi\u00f2<\/b>, a quest\u2019ultimo nel 1343 successe\u00a0<b>Giovanna I<\/b>\u00a0che mor\u00ec uccisa nel 1382 da\u00a0<b>Carlo da Durazzo<\/b>. In questo periodo troviamo la\u00a0<i>Baronia S. Giovanni Incarico<\/i>\u00a0tra il 1340 ed il 1370 in possesso di\u00a0<b>Isabella De<\/b>\u00a0<b>Apia<\/b>, figlia di\u00a0<b>Giovanni De Apia<\/b>\u00a0amico di Carlo d\u2019Angi\u00f2. Nel 1376 troviamo\u00a0<i>Barone di S<\/i>.\u00a0<i>Giovanni Incarico<\/i>\u00a0<b>Nicol\u00f2 Spinello de Juvenacis<\/b>\u00a0figlio di\u00a0<b>Giovanni Spinello<\/b>\u00a0<i>Gran Cancelliere del Regno<\/i>.\u00a0<i>La baronia di S. Giovanni Incarico all\u2019epoca doveva estendersi molto<\/i>\u00a0<i>e comprendere anche Pico, Castrocielo, Ambrifi, Palazzuolo e Pescosolido<\/i>. Trovandosi sul trono di Napoli Carlo III di Durazzo, Nicol\u00f2 Spinello amico di Giovanna I, pens\u00f2 bene di andarsene fuggendo a Milano presso\u00a0<b>Gian Galeazzo Visconti.<\/b>\u00a0Questa sua assenza fece si, che la\u00a0<i>Baronia di S. Giovanni Incarico<\/i>\u00a0pass\u00f2 nelle mani di\u00a0<i>Francesco, Conte<\/i>\u00a0<i>di Aquino e di Loreto<\/i>. A Carlo III successe il figlio\u00a0<b>Ladislao\u00a0<\/b>che avendo solo 10 anni, stette sotto la reggenza sua madre Margherita. Nel 1388 la\u00a0<b>Regina Margherita<\/b>\u00a0vistasi poco sicura nella citt\u00e0 di Napoli, si ritir\u00f2 a Gaeta, dove riun\u00ec in parlamento tutti i suoi fedeli baroni per decidere le sorti del Regno. Fu in questa occasione che diede al maresciallo\u00a0<b>Domenico Ruffalo\u00a0<\/b>di Siena, la\u00a0<i>Baronia di S. Giovanni Incarico<\/i>\u00a0con annesso il territorio di Isoletta. Domenico Ruffalo secondo quanto afferma\u00a0<i>Costanzo nella \u201d Storia di Napoli\u201d,<\/i>\u00a0fu ucciso da\u00a0<b>Paolo Celano<\/b>, avendolo sorpreso in intimit\u00e0 con una propria zia, che il Ruffalo aveva rapito e fatta sua, dopo aver scalato il Castello di casa Celano sito in Isoletta. Alla morte del Ruffalo avvenuta per ordine di Ladislao la\u00a0<i>Baronia di S. Giovanni Incarico<\/i>\u00a0con i territori annessi furono ereditati dai figli\u00a0<b>Luca e Belforte Spinello<\/b>. Quest\u2019ultimo divenne ricchissimo, datosi al sacerdozio, cumul\u00f2 le rendite del suo Vescovado di Cassano con quelle lasciategli dal padre e don\u00f2 al fratello Luca tutto quanto gli spettava facendolo diventare un signore molto potente. Troviamo che attorno al 1393, epoca della morte del padre era signore\u00a0<i>di S. Giovanni Incarico<\/i>\u00a0<i>e Roccaguglielma<\/i>. Alla morte di Luca Spinello il successore fu il figlio Antonio che mantenne San Giovanni Incarico Roccaguglielma ed Isoletta, mentre le terre di Castrocielo e Pescosolido come ho descritto precedentemente appartenevano a\u00a0<b>Francesco D\u2019Aquino<\/b>. Questo fatto fu causa di contesa tra i due signori, dalla quale ne approfitt\u00f2 l\u2019abbate di Montecassino che si impossess\u00f2 di Castrocielo. Ma Giovanna II sorella di Ladislao, successe a quest\u2019ultimo nel 1414 volle che alla famiglia Spinello gli fosse ridato il possesso di Castrocielo e Pescosolido, in cambio della fedelt\u00e0 dimostrata nella contesa contro gli Angioini.\u00a0<b>Antonio<\/b>\u00a0<b>Spinello<\/b>\u00a0che patteggi\u00f2 sempre con gli Angioini, anche alla morte di\u00a0<b>Giovanna II<\/b>\u00a0nel 1435 si schier\u00f2 con questi ultimi con a capo\u00a0<b>Renato D\u2019Angi\u00f2<\/b>\u00a0contro il Re Aragonese e di Sicilia\u00a0<b>Alfonso il Magnanimo<\/b>, questo gli fece perdere il possesso di San Giovanni Incarico e Roccaguglielma che furono conquistate dalle truppe Aragonesi comandate da\u00a0<b>Napoleone<\/b>\u00a0<b>Orsini.<\/b>\u00a0I figli di Antonio\u00a0<b>Spinello Fabrizio e Nicol\u00f2<\/b>\u00a0furono fatti prigionieri e le baronie di San Giovanni Incarico e Roccaguglielma restarono nelle mani degli\u00a0<b>Orsini\u00a0<\/b>intanto ad\u00a0<b>Alfonso I d\u2019Aragona<\/b>\u00a0era succeduto nel 1458\u00a0<b>Ferdinando I\u00a0<\/b>che dopo dolorose vicende si rappacific\u00f2 con i ribelli, ed in cambio di amicizia ridon\u00f2 a Fabrizio Spinello le terre che gli erano state tolte tra cui\u00a0<i>San Giovanni Incarico<\/i>. Lo stesso Ferdinando I ammise quest\u2019ultimo nel reale consiglio esentandolo dal pagamento dei tributi fiscali. Per\u00f2 in occasione della calata di\u00a0<b>Carlo VIII<\/b>\u00a0in Italia, lo stesso Fabrizio Spinello patteggi\u00f2 con questo contro il successore del trono di Napoli il Re\u00a0<b>Ferdinando II<\/b>\u00a0detto il buono).<\/p>\n<p align=\"justify\">Quest\u2019ultimo dopo aver scacciato i soldati francesi riconquist\u00f2 il regno di Napoli e pun\u00ec Fabrizio con la confisca di tutti i suoi beni vendendogli a\u00a0<b>Michele D\u2019Afflitto<\/b>\u00a0suo consigliere e tesoriere. Per\u00f2 la vendita trova l\u2019opposizione di Lancellotto Agnese, maggior domo maggiore di Re Carlo e parente di Fabrizio Spinello, che riusc\u00ec a riottenere le due baronie. Nel 1465 in seguito al matrimonio tra\u00a0<b>Leonardo Della<\/b>\u00a0<b>Rovere<\/b>, nipote del\u00a0<b>Papa Sisto IV<\/b>, e la figlia bastarda di Re Ferdinando I D\u2019Aragona, questa port\u00f2 in dote allo sposo il\u00a0<i>Ducato di Sora, la contea di Arce e le baronie di San Giovanni<\/i>\u00a0<i>Incarico Roccaguglielma, Pico, Ambrifi ed Isoletta.<\/i>\u00a0Lo stesso Della Rovere per meglio difendere le sue terre fece costruire un grande castello ad Isoletta presso il fiume\u00a0<i>Liri\u00a0<\/i>sulla strada che unisce San Giovanni Incarico ad Isoletta. Nel 1475 morto Leonardo senza lasciare eredi, il Re per far cosa gradita al Pontefice conferm\u00f2\u00a0<b>Giovanni Della Rovere<\/b>\u00a0suo nipote a capo di questi territori. Giovanni Della Rovere mor\u00ec nel 1501, lasciando il figlio\u00a0<b>Francesco Maria<\/b>\u00a0di 11 anni sotto la tutela degli zii Giuliano e Guidobaldo e della madre. Nel 1503 al\u00a0<b>Papa Giulio II della Rovere<\/b>\u00a0successe\u00a0<b>Leone X De Medici<\/b>, questo per ingrandire la sua famiglia pens\u00f2 di impossessarsi dei beni di Francesco Maria con il pretesto che i Della Rovere avevano patteggiato con i francesi, quindi fece si che il Re di Germania sequestrasse ai Della Rovere i territori che possedevano tra cui la baronia di San Giovanni Incarico, che passarono a\u00a0<b>Guglielmo de Groy Marchese D\u2019Arescoth<\/b>\u00a0<i>e conte di Beaumont<\/i>\u00a0, cameriere di\u00a0<b>Carlo V<\/b>\u00a0Re di Spagna e Imperatore di Germania. Data l\u2019importanza di queste terre in virt\u00f9 della loro posizione strategica, essendo sulla strada di Gaeta alle porte del Regno di Napoli, Carlo V preg\u00f2\u00a0<b>Filippo De Groy,<\/b>\u00a0che ne aveva ereditato il possesso da suo padre Guglielmo, a restituirle al\u00a0<i>Regio Demanio<\/i>. Sembrava che le sorti delle due baronie fosse per sempre decisa, ma non fu cos\u00ec. In occasione del matrimonio tra\u00a0<b>Margherita D\u2019Austria<\/b>\u00a0ed Ottavio Farnese figlio di Pier Luigi nipote di\u00a0<b>Papa Paolo<\/b>\u00a0III (<i>Alessandro Farnese<\/i>), concessero le due baronie come dote. Nel 1547 il padre di Ottavio fu assassinato, ed il figlio eredit\u00f2 le due baronie pi\u00f9 il\u00a0<i>Ducato di Parma e Piacenza<\/i>. Nel 1551\u00a0<b>Ottavio Farnese<\/b>per aver fatto un alleanza con Enrico II di Francia gli furono tolti da parte dell\u2019Imperatore Carlo V tutti i possedimenti e San Giovanni Incarico fu ceduta a\u00a0<b>Gian Battista Del Monte<\/b>\u00a0nipote di\u00a0<b>Giulio III di casa Del Monte<\/b>che fu Papa dal 1550 al 1555. Nel1556 il successore di Carlo V Filippo II suo figlio per mantenersi l\u2019amicizia di Ottavio Farnese ed un eventuale appoggio nella lotta contro il Papa ed il Re di Francia, gli fece restituire le terre che gli erano state tolte dal padre. Nel 1586 morirono sia Margherita D\u2019Austria che Ottavio Farnese, la prima lasciando un buon ricordo di se, sia nei possedimenti italiani, sia nei Paesi Bassi dove governava. Suo erede, fu il figlio\u00a0<b>Alessandro<\/b>, a lui\u00a0<b>Filippo II Re di Spagna<\/b>\u00a0affid\u00f2 nelle Fiandre compiti di eccezionale portata. A lui successe suo figlio\u00a0<b>Ranuccio I<\/b>\u00a0fino al 1622. Le due baronie di San Giovanni Incarico e Roccaguglielma erano passate al Duca di Parma e Piacenza\u00a0<b>Odoardo Farnese<\/b>, per\u00f2 questo come i suoi predecessori nella guerra tra Spagna e Francia si schier\u00f2 con questi ultimi, costringendo<b>Filippo IV<\/b>\u00a0di Spagna a togliergli i possedimenti che aveva nel Regno tra cui San Giovanni Incarico. Queste terre furono messe in vendita con decreto della Regia Camera 11-02-1636. Le due baronie furono stimate 98359 ducati, 9 carlini, 2 grana. Il 12-04-1636 con decreto del\u00a0<i>Regio Collatelare Consiglio<\/i>\u00a0furono concesse al Re di Polonia per 85000 ducati.\u00a0<i>La Regia Corte<\/i>\u00a0decise anche di togliere il sequestro dei beni che Odoardo Farnese aveva sui possedimenti nel Regno di Napoli. Odoardo cerc\u00f2 di farsi restituire i suoi beni che gli erano stati confiscati da Filippo IV dopo tante dispute gli agenti del Farnese d\u2019accordo con il Re di polonia decisero di vendere le terre di Nola e Guardiagrele e con il ricavato della vendita riscattare San Giovanni Incarico Roccaguglielma e Pico. La vendita frutt\u00f2 95440 ducati ma il riscatto delle baronie non ebbe luogo. Nel 1646 Odoardo Farnese mor\u00ec, a lui successe il figlio\u00a0<b>Ranuccio II<\/b>\u00a0che non smise mai di insistere perch\u00e9 venisse la sua casa in possesso delle baronie di San Giovanni Incarico Roccagulielma e Pico ma a questo progetto ci fu sempre la negazione della casa di Polonia. Il Regno di Napoli in quel periodo passava tristi giorni oppresso dal governo spagnolo. Le alte cariche dello stato erano ricoperte dagli stessi spagnoli ed enormi erano le imposizioni che gravavano sulla popolazione, i vicer\u00e9 e i governatori avevano potere assoluto e condannavano al carcere tutti quelli che non vedevano di buon occhio, la giustizia era corrotta le campagne erano infestate da briganti. Il malcontento regnava tra la gente, stanca di questi soprusi; dal malcontento alla sollevazione il passo fu breve e nel 1647 prima Palermo e poi Napoli insorsero. A capo della sommossa a Napoli ci fu un certo\u00a0<b>Tommaso Aniello<\/b>\u00a0(1620-1647)detto\u00a0<b>Masaniello<\/b>\u00a0di professione pescivendolo, con il vizio del contrabbando. Egli in poco tempo si trov\u00f2 ad essere l\u2019arbitro di Napoli ed il vero padrone della citt\u00e0, aiutato anche da personaggi della borghesia napoletana tra cui l\u2019abate Giulio Genoino, che si servirono di lui per ottenere l\u2019appoggio del popolo. Lo stesso vicer\u00e9 il\u00a0<b>Conte D\u2019Arcos<\/b>\u00a0lo riconobbe capitano generale della citt\u00e0. Per\u00f2 questa sua rapida ascesa verso gli onori delle cronache, turb\u00f2 la mente del povero\u00a0<b>Masaniello<\/b>, che inizi\u00f2 a condurre una vita agiata, piena di vizi, facendo si che le persone che l\u2019avevano aiutato a raggiungere il potere lo presero in odio, fino a trucidarlo nel luglio del 1647. La sua morte contribu\u00ec a fare di lui l\u2019emblema del difensore della libert\u00e0 napoletana. Da Napoli la sommossa si propag\u00f2 presto, verso le province. Anche San Giovanni Incarico ebbe il suo eroe, un certo\u00a0<b>Domenico D\u2019Aloysio<\/b>\u00a0o\u00a0<b>Colessa<\/b>, soprannominato\u00a0<b>Papone<\/b>, che da\u00a0<i>Caprile<\/i>\u00a0suo paese di origine era venuto a San Giovanni Incarico come guardiano di mandrie. Da semplice pastore fu capace di costruire un vero e proprio esercito fino a diventare generale della Serenissima Repubblica della citt\u00e0 di Napoli con 8.000 uomini alle sue dipendenze. Egli con i suoi uomini conquist\u00f2 Sora, Teano ed altre terre, tenendo in apprensione il governo spagnolo che cerc\u00f2 in tutti i modi di contattarlo per cercare di arrivare a compromesso. Ma lo stesso Papone forte del suo esercito e rafforzato dalle sue idee rifiut\u00f2 ogni accordo e si spinse verso l\u2019assedio di\u00a0<i>Sessa<\/i>. Da questa battaglia ne usc\u00ec sconfitto decretando la fine dello stesso Papone. Fu cos\u00ec , che i paesi che si erano ribellati al governo spagnolo si trovarono a vivere momenti difficili, che ad aggravarli contribu\u00ec il terremoto del 23-07-1654 che provoc\u00f2 gravi danni a San Giovanni Incarico ed ai suoi abitanti. A Ranuccio II figlio di Odoardo Farnese successe il figlio\u00a0<b>Francesco<\/b>\u00a0che seguendo le orme del padre, cerc\u00f2 in tutti i modi di rientrare in possesso della baronia di San Giovanni Incarico chiedendola direttamente a Carlo IV di Napoli. In quel periodo troviamo usufruttuaria della baronia, Anna di Baviera. Nel novembre del 1700 mor\u00ec Carlo II di Spagna senza lasciare eredi. Questo fatto scaten\u00f2 la terribile guerra di successione spagnola durata dal 1707 al 1734, che fin\u00ec con i trattati di\u00a0<b>Utrecht\u00a0<\/b>(1713),<b>Rastatt\u00a0<\/b>e di\u00a0<b>Baden<\/b>\u00a0(1714) che portarono alla fine della dominazione spagnola in Italia. La Sicilia fu assegnata a Vittorio Amedeo II di Savoia, che prese il titolo di Re. L\u2019Austria ebbe il ducato di Milano, il Regno di Napoli, la Sardegna ed il Ducato di Mantova. In questi anni si ingaggi\u00f2 una lotta tra la casa Farnese ed i nuovi insediati austriaci, infatti morto Francesco continu\u00f2 Antonio Farnese a richiedere il possesso della baronia di San Giovanni Incarico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il definitivo abbandono della citt\u00e0 si ebbe attorno al 587, quando venne distrutta dai Longobardi, un popolo barbaro violento e grezzo di origine germanica che sotto la guida del Re\u00a0Alboino\u00a0vennero [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"featured_media":0,"parent":184,"menu_order":0,"template":"","meta":[],"plugin_turismo":[],"class_list":["post-209","turismo","type-turismo","status-publish","hentry"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.4 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>I Longobardi e la nascita di \u201cCarica\u201d - San Giovanni Incarico<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/comunicacity.net\/sangiovanniincarico\/turismo\/le-origini-del-nostro-paese\/i-longobardi-e-la-nascita-di-carica\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"I Longobardi e la nascita di \u201cCarica\u201d - 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