{"id":308,"date":"2017-02-27T11:33:09","date_gmt":"2017-02-27T10:33:09","guid":{"rendered":"https:\/\/comunicacity.net\/verres\/?post_type=turismo&#038;p=308"},"modified":"2017-02-27T11:36:43","modified_gmt":"2017-02-27T10:36:43","slug":"il-castello-di-verres","status":"publish","type":"turismo","link":"https:\/\/comunicacity.net\/verres\/turismo\/monumenti\/il-castello-di-verres\/","title":{"rendered":"Il castello di Verr\u00e8s"},"content":{"rendered":"<p>Il castello di Verr\u00e8s domina l\u2019antico borgo dall\u2019alto di un promontorio di roccia alla sinistra del torrente Evan\u00e7on. Non poteva esserci luogo pi\u00f9 adatto per un castello che, oltre al paese, volesse controllare un tratto di valle centrale, la mulattiera della valle di Challand-Ayas e quella che, passando sul fianco del Mont Carogne, unisce Verr\u00e8s ad Isollaz, frazione di Challand-Saint-Victor. Quest\u2019ultima mulattiera costituisce ancora oggi una delle vie d\u2019accesso al castello: quella che parte dalla scalinata di piazza Emile Chanoux dove una nicchia ospita dal 1991 il busto bronzeo di Ibleto di Challant. L\u2019altra via d\u2019accesso \u00e8 la stradina asfaltata che parte dalla zona del campo sportivo diretta verso il villaggio di Omens. Ad un certo punto la si deve per\u00f2 abbandonare per portarsi sulla vecchia mulattiera, un ramo della quale giunge ai piedi dei bastioni cinquecenteschi del castello nel punto dove si apre l\u2019ingresso formato da un bel portale preceduto un tempo dal ponte levatoio principale ed affiancato ancora oggi da uno secondario riservato ai pedoni.<\/p>\n<p>Sul portale campeggia &#8211; tra lo stemma del conte Renato di Challant e quello che unisce le armi di Renato e di Mencia di Portogallo sua seconda moglie &#8211; un\u2019iscrizione latina, incisa a caratteri gotici nella pietra per dirci che \u201cnell\u2019anno di Cristo 1536, l\u2019illustrissimo Renato, conte di Challant, barone di Beauffremont, Virieu-le-Grand, Aymavilles e Coligny, signore di Ch\u00e2tillon, Saint-Marcel, Issogne, Valangin, Montalto, Graines, Verr\u00e8s e Ussel, cavaliere dell\u2019ordine dell\u2019Annunziata e maresciallo di Savoia, questa fortezza, edificata da Ebalo di Challant, abbell\u00ec all\u2019interno e mun\u00ec all\u2019esterno di strutture belliche\u201d.<br \/>\nPenetrati all\u2019interno, si ha a sinistra il portone che immette nel parco dove si trovano le scuderie ed il cui perimetro \u00e8 interamente percorso dai bastioni dotati di cannoniere. Di fronte invece una salitella porta al corpo di guardia sotto cui si trovano le prigioni. Si arriva cos\u00ec davanti all\u2019ingresso vero e proprio del castello. La possente mole cubica voluta da Ibleto rivela da qui, dopo aver dominato il paesaggio durante il nostro percorso di avvicinamento, la sua perfetta muratura in blocchi di serpentina, alleggerita da finestre tra le quali spiccano le splendide bifore ogivali del primo piano. In alto l\u2019edificio \u00e8 coronato dalla caditoie e dall\u2019opera in mattoni che, poggiando su beccatelli di pietra ed aprendosi nelle feritoie delle saettiere, protegge il cammino di ronda ricavato nello spessore del muro. A filo dello spigolo che sovrasta l\u2019ingresso nei bastioni si aprono verso l\u2019esterno, in corrispondenza dei vari piani, tre porte che danno nel vuoto. Collegate probabilmente da una scala di legno, erano forse una specie di uscita di sicurezza.<\/p>\n<p>Entrati nel castello, ci si trova in un androne voltato a sesto acuto e sorvegliato da una botola sul soffitto, da una finestrella nella parete di fronte all\u2019ingresso e da cinque feritoie, una delle quali ha preso il posto di una porticina di servizio. Si tratta evidentemente di un locale facente parte integrante del sistema difensivo. L\u2019accesso all\u2019interno \u00e8 ulteriormente difeso da un doppio portale che permetteva, tra l\u2019arco a sesto acuto e quello a tutto sesto, lo scorrimento di una saracinesca. Superata anche questa difesa, si arriva nel quadrato cortile centrale. Da qui la struttura del castello si rivela in tutta la sua razionale semplicit\u00e0: una massa cubica di una trentina di metri di spigolo, forata al centro, dall\u2019alto in basso, per dare luce agli interni e permettere all\u2019acqua piovana, necessaria in caso di assedio, di cadere nel pozzo che si apre al centro del cortile. Da quest\u2019ultimo uno straordinario scalone di pietra si innalza, avvolgendosi a spirale lungo le pareti interne, fino al secondo piano, servendo le parti dell\u2019edificio destinate ai signori. Il terzo piano corrisponde al sottotetto da dove si esce, verso l\u2019esterno, sul cammino di ronda, e, verso l\u2019interno, su un ballatoio di legno la cui copertura funge da impluvio.<br \/>\nDal piano del cortile, una porta che si apre vicino all\u2019attacco dello scalone immette nella cucina dei soldati caratterizzata da un bellissimo camino. Gli altri due lati dell\u2019edificio sono occupati per la loro intera lunghezza su questo livello da due grandi saloni la cui volta ripete il motivo del portale che vi permette l\u2019accesso: a sesto acuto per il salone a destra entrando nel cortile, a tutto sesto per quello a sinistra. Il salone dall\u2019alta volta a sesto acuto presenta due straordinari camini, un passavivande dalla cucina, un collegamento nella volta col piano superiore, una porticina verso l\u2019esterno e una feritoia che tira nell\u2019androne d\u2019ingresso. Si trattava probabilmente del refettorio e dell\u2019alloggiamento dei soldati e del personale. Il salone del lato opposto, detto sala bassa, \u00e8 privo di camini e dotato di due feritoie verso l\u2019androne d\u2019ingresso. Oggi usato come sala da ballo durante il carnevale, doveva essere un tempo l\u2019armeria del castello.<br \/>\nLa prima porta che si incontra al primo piano reca sull\u2019architrave carenato l\u2019iscrizione latina in lettere gotiche per informarci che \u201cnel 1390 il magnifico signore Ebalo, signore di Challant, Montjovet eccetera, fece costruire questo castello quando erano in vita gli egregi signori Francesco di Challant, signore di Bossonens e Ch\u00e2tel, e Giovanni di Challant, signore di Cossonay, suoi figli\u201d. Ebalo, che anche l\u2019iscrizione di Renato ricorda come costruttore del castello, \u00e8 il famoso capitano di Piemonte al tempo dei tre Amedei &#8211; VI, VII ed VIII &#8211; di Savoia, pi\u00f9 noto col diminutivo di Ibleto, nato attorno al 1330 e morto nel 1409. Le localit\u00e0 di cui sono indicati come signori i suoi figli si trovano nella Svizzera romanda. La famiglia Challant stava infatti per giungere allora all\u2019apice della sua potenza e qualche tempo dopo &#8211; ne \u00e8 prova tra l\u2019altro l\u2019iscrizione di Renato &#8211; arriver\u00e0 ad avere feudi e castelli non solo in Valle d\u2019Aosta, ma anche in Piemonte, in varie zone della Francia attuale e, appunto, in Svizzera.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-310\" src=\"https:\/\/comunicacity.net\/verres\/wp-content\/uploads\/sites\/55\/2017\/02\/castello-inter-670.jpg\" alt=\"\" width=\"680\" height=\"509\" srcset=\"https:\/\/comunicacity.net\/verres\/wp-content\/uploads\/sites\/55\/2017\/02\/castello-inter-670.jpg 680w, https:\/\/comunicacity.net\/verres\/wp-content\/uploads\/sites\/55\/2017\/02\/castello-inter-670-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/p>\n<p>La porta con l\u2019iscrizione di Ibleto immette in una stanza sul cui pavimento si apre la botola che sorveglia l\u2019androne d\u2019ingresso. All\u2019esterno, sul pianerottolo della scala, sotto la grande finestra a crociera, si trova, dotata di un\u2019apertura per sorvegliare l\u2019androne, la postazione della saracinesca che chiudeva l\u2019ingresso al cortile. Dalla stanza della botola si passa ad una cucina caratterizzata da una piccola dispensa a muro e dalla scala che sale dal salone del pianterreno. Si arriva quindi al grande salone da pranzo, collegato alla cucina dei signori da un passavivande e riscaldato da due bracieri angolari comunicanti coi camini delle cucine adiacenti.<br \/>\nLa grande cucina destinata a preparare i pranzi dei signori presenta tre camini, di cui uno veramente monumentale, degli armadi a muro ed una intercapedine, usata come dispensa, ricavata sul lato orientale, tra il primo ed il secondo piano. La volta, che pare aver ribassato il locale della cucina, risale ai lavori voluti da Renato e ne porta al centro lo stemma. A Renato si devono anche le finestre a crociera di questo piano che guardano verso il cortile, mentre la splendida quadrifora della sala da pranzo \u00e8 rimasta quella dei tempi di Ibleto. Su questo piano il lato orientale che guarda verso il parco \u00e8 occupato da tre camere da letto, riscaldate naturalmente dai soliti grandi camini e dotate in tutto di cinque latrine aggettanti verso l\u2019esterno. Altre due latrine sono presenti al piano superiore. Questo secondo piano, particolarmente danneggiato dalle intemperie nei secoli di abbandono del castello, era usato dai signori e dai loro funzionari. Dal 1983 ha ospitato per alcuni anni la mostra permanente Viaggiatori stranieri in Valle d\u2019Aosta. Il castello di Verr\u00e8s visse i suoi momenti gloriosi ai tempi di Ibleto che lo aveva voluto a dimostrazione della propria potenza. La forza dei suoi apparati bellici ebbe modo di manifestarsi, ma solo marginalmente, alla met\u00e0 del Quattrocento, al tempo delle lotte per l\u2019eredit\u00e0 del conte Francesco di Challant, che opposero la figlia Caterina ed il marito Pierre d\u2019Introd ai parenti ed al duca di Savoia. Una seconda tormentata successione &#8211; quella al conte Renato nel 1565 .- provoc\u00f2 il passaggio del castello ai Savoia che vi posero una guarnigione rimastavi fino al 1661, quando il castello fu abbandonato ed i suoi cannoni trasferiti al forte di Bard.<br \/>\nGli Challant ne tornarono in possesso nel 1696, nella persona di Francesco Gerolamo del ramo di Ch\u00e2tillon, ma, per mancanza di mezzi, lasciarono che continuasse ad andare in rovina. Alla morte dell\u2019ultima contessa di Challant, nel 1841, il castello pass\u00f2 ai Passerin d\u2019Entr\u00e8ves fino al 1858. Quindi, dopo diversi altri passaggi di propriet\u00e0, fu acquistato &#8211; grazie ad Alfredo d\u2019Andrade sovrintendente ai Monumenti del Piemonte e della Liguria &#8211; dallo Stato italiano che, nel 1894, ne inizi\u00f2 i restauri. Il grosso dei lavori &#8211; in particolare la ricostruzione di tutte le parti in legno ed il rifacimento del coronamento sommitale &#8211; avvenne nel periodo fra le due guerre mondiali. All\u2019inizio del secondo dopoguerra il castello \u00e8 passato alla Regione Valle d\u2019Aosta e nei primi anni 80 ne \u00e8 stata rifatta la copertura in lastre di pietra &#8211; le \u201close\u201d &#8211; del tetto, e, nel 1994, si \u00e8 cominciato ad eliminare dai muri interni le incrostazioni di calcare prodotte dalle intemperie nei secoli in cui il castello era stato abbandonato.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-311\" src=\"https:\/\/comunicacity.net\/verres\/wp-content\/uploads\/sites\/55\/2017\/02\/castello-inter-673.jpg\" alt=\"\" width=\"680\" height=\"509\" srcset=\"https:\/\/comunicacity.net\/verres\/wp-content\/uploads\/sites\/55\/2017\/02\/castello-inter-673.jpg 680w, https:\/\/comunicacity.net\/verres\/wp-content\/uploads\/sites\/55\/2017\/02\/castello-inter-673-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-312\" src=\"https:\/\/comunicacity.net\/verres\/wp-content\/uploads\/sites\/55\/2017\/02\/castello-inter-674.jpg\" alt=\"\" width=\"680\" height=\"509\" srcset=\"https:\/\/comunicacity.net\/verres\/wp-content\/uploads\/sites\/55\/2017\/02\/castello-inter-674.jpg 680w, https:\/\/comunicacity.net\/verres\/wp-content\/uploads\/sites\/55\/2017\/02\/castello-inter-674-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il castello di Verr\u00e8s domina l\u2019antico borgo dall\u2019alto di un promontorio di roccia alla sinistra del torrente Evan\u00e7on. 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